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23 septembre 2009 3 23 /09 /septembre /2009 18:00
"Una nuova era basata sul rispetto", propone Obama. Vale anche per noi?



Obama10G

"Dobbiamo impegnarci per il reciproco rispetto e dobbiamo farlo da subito". Questa è la "direzione nuova" che Obama ha suggerito dalla tribuna dell'Onu oggi pomeriggio.

Possiamo applicare l'invito di Obama anche alla situazione del nostro Paese? Dove l'offesa agli oppositori da parte del capo del governo e di qualche ministro, non è più l'eccezione alla regola, ma una regola costante.

Ce lo chiediamo nella speranza di non dovere leggere domani che Obama ha detto cose già suggerite a lui ed agli altri capi di governo stranieri dal premier Berlusconi.

[23.09.2009, anno IV, post n. 270 (990), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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22 septembre 2009 2 22 /09 /septembre /2009 17:00
Parola del cardinal Bagnasco. Ma se è messo male lo Stato, anche la Chiesa... Parola del papa


Blog_bagnasco


Bagnasco dixit. In Italia c'è un "allarmante degrado" nel vivere civile. La Cei se ne è accorta dopo l'attacco a Dino Boffo per opera della cannoniera berlusconiana di Vittorio Feltri. Verrebbe da suggerire umilmente che la denuncia dell'eminenza arriva troppo tardi.

Il cardinale Bagnasco ha aggiunto un'osservazione inquietante: il discorso ecclesiastico rivolto all'Italia è fatto "in tutta trasparenza, e fuori da ogni logica mercantile".

Rovesciando il calzino, si constata amaramente che è una risposta molto dura a chi  (il governo) pensava di mettere a tacere tutto sul caso Boffo, promettendo alla Chiesa mari e monti.

L'altro aspetto che si nasconde dietro il drammatico discorso di Bagnasco (si veda ad esempio il passo sulla "sobrietà" dei politici in sintonia con la nostra Costituzione), riguarda le tensioni interne alla Chiesa di Roma. Abbiamo avuto occasione il 10 settembre di ipotizzare "incendi curiali".

Da una parte c'è la Segreteria di Stato vaticana, dall'altra la Cei, hanno ricostruito poi gli esperti di cose religiose. Uno di loro, Sandro Magister, ieri ha addirittura ipotizzato la manina del direttore dell'Osservatore romano dietro un articolo contro Ruini. Quell'Osservatore Romano che nel settembre 2005 aveva accusato Romano Prodi di voler distruggere l'unità della famiglia.

Gli esperti dovranno spiegarci perché tanto tempo hanno impiegato gli eminentissimi a comprendere che il mercato delle vacche con il governo Berlusconi era qualcosa di cui vergognarsi. Sin dall'inizio.

Davanti alle parole di Bagnasco sul degrado dell'Italia, viene da chiedersi se non sia un po' grave che a denunciarlo sia un'autorità morale e non politica, proprio nel momento in cui chi fa opposizione è gratificato dal premier di essere "fieramente antitaliano".

Ci vorrà un altro discorso di un altro illustre esponente di Santa Romana Chiesa per spiegare al cavaliere che in una democrazia moderna l'opposizione fa opposizione e basta?

Circa gli "incendi curiali", un'ultima annotazione. Il 12 settembre è stato lo stesso papa a dire che all'interno della Chiesa ci sono uomini egoisti che pensano solo a se stessi, ai propri vantaggi, al successo, alla carriera, al potere, a se stessi trascurando gli altri, il prossimo. Ovvero il Vangelo.

[22.09.2009, anno IV, post n. 269 (989), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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21 septembre 2009 1 21 /09 /septembre /2009 17:00
Casa Letta è una specie di casa Vianello della politica. Lontano dagli occhi per una gestione padronale del partito

Blog_fini_ber_21_09



Dicevano i nostri vecchi, per alludere ad una cosa discussa senza darne alcuna pubblicità, che tutto era stato fatto "in camera caritatis".

Anche Fini e Berlusconi si sono incontrati "in camera caritatis". Presso casa Letta, divenuta una specie di "refugium peccatorum" lontano dagli occhi della democrazia e vicino al cuore degli interessati alle gestioni "proprietaria" della politica.

Narrano le cronache che casa Letta (una specie di casa Vianello della politica, senza offesa per il comico Raimondo e la signora Sandra Mondaini), ha nelle proprie stanze ospitato vari incontri importanti.  A partire dal famoso "patto della crostata" sulle riforme istituzionali del giugno 1997.

I tempi intanto sono cambiati. L'advocatus fidei berlusconiano, Vittorio Feltri, ha sostituito alla crostata di Letta la prostata del presidente per difenderlo dalle cronache rosa dei cosiddetti festini. Dicendo che è impotente e che quindi certe cose non le può fare.

Il "patto della prostata" nasconde i problemi. E Fini nonostante tutto il recente clamore, ha portato il suo contributo negativo. Nessun dibattito pubblico. Un incontro appunto "in camera caritatis" che è agli antipodi di una concezione democratica della vita di un partito. Tutto va bene, signor marchese, si potrebbe canticchiare al presidente della Camera (caritatis) Fini.

[21.09.2009, anno IV, post n. 268 (988), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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20 septembre 2009 7 20 /09 /septembre /2009 16:22
Muratore laureato, 49 anni, suicida. Non avrà onori di Stato, il morto ammazzato dalla crisi 

Blog_lavoro



Ucciso dalla crisi. Ma si dice correttamente: "suicida". Aveva 49 anni, era un muratore laureato in matematica e fisica di Sora (Frosinone). Era rimasto da domani senza lavoro, con moglie e due figli a carico. Non avrà onori di Stato ai suoi funerali.

La notizia prendetela dal lato che volete. La storia insegna che nel 1929 in America molti furono i casi come i suoi.

Blog_brunetta


La cronaca contemporanea registra un parallelismo che spaventa. Quell'uomo si uccide, e la notizia non gira molto. Al contrario delle frasi di un ministro che manda a morire ammazzati i suoi oppositori politici. Aggiungendo di volere "un'Italia gentile".

Scandalo nello scandalo, un ragionamento che dovrebbe riguardare lo Stato stesso, ed i suoi ministri. Questo Stato investe capitale per far laureare una persona in matematica e fisica, e poi la costringe a fare il muratore per sopravvivere a 49 anni.

Anche lui aveva scelto la sua strada dell'onore e della volontà. Non si chiamava fare la guerra, sognare di morire combattendo (come ci hanno spiegato in tv), ma soltanto fare scuola. Poi ha fatto case. Neanche quello gli hanno più permesso. Rimasto senza lavoro, si è sparato.

Non avrà funerali di Stato. Non ci saranno onoranze solenni con discorsi aulici, retorici, equilibrati perché ne va di mezzo anche la politica estera. Lo dimenticheranno presto, anzi lo hanno già dimenticato. Una storia, la sua, che non ha trovato ascolto. Una storia scomoda. Ma proprio per questo non da dimenticare.

[20.09.2009, anno IV, post n. 267 (987), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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19 septembre 2009 6 19 /09 /septembre /2009 17:00
Sono famosi e vincono la gara. Ma chissenefrega. La rivoluzione dei blog c'è stata, a dispetto di chi non ci crede



Internetriotta

Solo chi è già famoso sta in vetta alle classifiche dei blogger. La conclusione di Davide Frattini, in una nota apparsa sul "CorSera" di oggi, conferma che mai nulla di nuovo c'è sotto il sole.

Frattini rimanda ad una testata americana che si è chiesta se davvero si sia realizzata sul web la "democratizzazione" preannunciata.

Da vecchio inutile cronista (che mai si è illuso sul fatto che il potere lo mantiene saldamente chi lo ha, senza spartirlo con nessun altro che venga "da fuori"), ritengo che anche l'ultimo in classifica il quale possa esprimere liberamente un'opinione senza controlli superiori o censure preventive, è già un fatto concreto di democrazia.

Per cui sono ottimista. Il resto appartiene ai giochi economici. Più una testata è cliccata, ci hanno insegnato, più raccoglie pubblicità.

A chi scrive da vecchio inutile cronista, basta sapere che qualcuno non gli dà del fesso, in mezzo a tanti che s'agitano per primeggiare.

Frattini conclude: "Tanti parlano e pochi hanno la possibilità di farsi sentire". Il bello del web, è tutto in quel "tanti parlano". Senza blog, quanti di noi avrebbero potuto parlare?

[19.09.2009, anno IV, post n. 266 (986), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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19 septembre 2009 6 19 /09 /septembre /2009 16:28
L'indice del Pil non serve a nulla, ma resta un idolo dei politici

Mine3



Spiega Luciano Gallino: "Sui limiti del Pil si discute da decenni". E ciononostante "quasi tutti i tentativi di mandare il Pil in soffitta non hanno finora avuto buon esito".

Esiste, aggiunge Gallino (su "Repubblica" di oggi) anche l'Isu, Indice di Sviluppo Umano. Ma non è mai stato preso in considerazione "nella predisposizione di concrete politiche pubbliche".

Dalla Francia arriva la proposta di Sarkozy di valutare "la misura delle prestazioni economiche e il progresso sociale" al posto del Pil.

Non sappiamo quando e come la proposta francese avrà uno sbocco. Per l'Italia possiamo constatare tristemente soltanto che nessuno ha imparato la lezione di Robert Kennedy (1968), citata da Gallino: a fare il dato del Pil concorrono anche le armi vendute e "i programmi televisivi che glorificano la violenza allo scopo di vendere giocattoli ai nostri figli".

Le mine italiane Tc6 sono quelle che i talebani preferiscono, s'è letto anche in questi giorni. Qualche esperto è in grado di indicarci quale incidenza quella che una volta si chiamava l'industria delle armi ha sul Pil nazionale? Perché vendiamo queste mine? E "come"? Speriamo che nessun fantasioso ministro confermi che anche quelle mine servono al nostro Pil.

Fonte foto, it.peacereporter.net

[19.09.2009, anno IV, post n. 265 (985), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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17 septembre 2009 4 17 /09 /septembre /2009 16:38
Altro che America maleducata. Da noi è farabutto chi dissente. Ma "il Giornale" conforta: parola senza il veleno dell'opposizione

B_lodo_alfano


America maleducata, è il rimprovero che fa Obama agli States. Non si riferisce soltanto a quella frase rivoltagli dal repubblicano Joe Wilson nell'aula del Congresso: "Obama, bugiardo!".

B_091009_wilson

Se Obama sapesse quello che succede in Italia, altro che Paese maleducato ci definirebbe! Il capo del governo infatti dà dei "farabutti" agli oppositori. Ha sostituito l'argomentazione dialettica con l'offesa diretta.

Tutti gli uomini del capo del governo sono stati mobilitati a smobilitare l'accusa: "Farabutto è attributo che riverbera assenza di acredine, di odio - velenosi sentimenti dei quali si nutre invece l’antiberlusconismo - nell’animo di Berlusconi (…). Farabutto lo si dà anche con benevolenza (…) e in certi casi con un sentore di ammirazione (…). Insomma, anche stavolta Silvio Berlusconi l’ha imbroccata". Firmato Paolo Granzotto, ne "il Giornale" di Milano e di Paolo Berlusconi.

Dove l'omelia feriale contiene anche questo passaggio: "E quando Berlusconi dice che ci sono troppi farabutti in politica, stampa e tv egli sa quel che dice (e se è per questo lo sappiamo bene anche noi che in quegli àmbiti la concentrazione di farabuttaggine ha superato il livello di guardia). Quel che s’intende sottolineare è che la scelta dell’attributo riverbera l’assenza di acredine, di odio - velenosi sentimenti dei quali si nutre invece l’antiberlusconismo - nell’animo di Berlusconi".

Insomma dobbiamo stare tutti tranquilli. Bisogna farlo sapere ad Obama e cercare che non gli traducano "farabutto" come offesa ai dissidenti.

Dobbiamo stare tranquilli anche per un altro piccolo fatto. L'Avvocatura dello Stato ha difeso il "lodo Alfano" come necessario alla tranquillità dell'Italia, che nel caso di un pronunciamento contrario alla legge dovrebbe sopportare "danni in gran parte irreparabili".

Dunque, anche l'Avvocatura dello Stato si è mossa per il bene dello Stato stesso. Per puro caso ne beneficerebbe Berlusconi. Il quale oggi è colpito, dice la stessa Avvocatura, dalla "disfunzione del sistema per un certo modo in cui oggi operano i media".

Insomma, occorre tutelare lo Stato, che nel caso specifico è Lui, Berlusconi, il cavaliere coraggioso costretto ogni giorno ad affrontare quei cattivoni del "sistema in cui oggi operano i media". Cattivoni? Pardon, farabutti.

[17.09.2009, anno IV, post n. 264 (984), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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17 septembre 2009 4 17 /09 /septembre /2009 14:47
Clamoroso errore del ministro Tremonti nella citazione del principio ideale della "rivoluzione americana": senza voto, nessuna tassa.


Tremonti-1


Tremonti si eccita citando. E' forse l'effetto di quelli che Giuliano Ferrara ha definito i suoi "vezzi cattedratici". Ma occhio a non citare a sproposito.
Intervistato il 15 settembre da Aldo Cazzullo per il "CorSera", il ministro ha detto che l'Italia è "fuori dal vincolo democratico fondamentale".
Il quale consisterebbe in questo aureo principio, "No taxation without rappresentation". Ovvero, nessuna tassa senza rappresentanza parlamentare (cioè senza diritto di voto).

1. Aspetto serio dell'errore di Tremonti. Quel principio fu affermato nelle colonie americane contro la politica fiscale inglese, a partire dal 1763.
I coloni dovevano pagare le tasse, ma non avevano alcuna rappresentanza politica. La protesta contro la corona inglese culmina il 16 dicembre 1773 nella rivolta di Boston, quando un carico di tè, trasportato da tre navi inglesi, è gettato in mare.

2. Aspetto comico (e quindi drammatico) dell'errore di Tremonti.
In Italia non abbiamo persone che non pagano le tasse ma non hanno rappresentanza. In Italia gli evasori fiscali godono di tutti i diritti. E spesso di molti onori. E pure di un trattamento di favore da parte del governo (leggasi, scudo fiscale al centro di gravi manovre in queste ore).
Agli evasori Tremonti associa anche l'illegalità e la criminalità. Opinioni legittime. Potrebbe esprimerle in Consiglio dei ministri, dove darsi da fare per cambiare la situazione.

Evasori, criminali, operatori di illegalità agiscono contro le persone che rispettano la legge, pagano le tasse e non tramano nell'ombra. Però evasori, criminali, operatori di illegalità non c'entrano nulla con l'aureo principio "No taxation without rappresentation".

Anzi in Italia succede che chi è nell'ombra dell'illegalità ha più potere del "semplice" cittadino (come un tempo dicevano i cronisti). Il quale paga le tasse e gode del diritto di voto. Il voto pesa molto poco nell'indirizzo del Paese, sic stantibus rebus. Lo constata pure Tremonti. Nell'illusione di risolvere i problemi della malavita con il federalismo fiscale. Come da sue parole a Cazzullo.

Non consola il fatto che nello stesso errore della citazione sia già inciampato addirittura il presidente del Consiglio in carica. Se tre indizi fanno una prova, due erranti non portano ad affermare una verità. Anche se siedono al governo del Paese.

Al posti di ieri, "Tremonti dubita".

[17.09.2009, anno IV, post n. 263 (983), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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16 septembre 2009 3 16 /09 /septembre /2009 17:26
Berlusconi "dixit", gli altri (Fini...) tacciano. Con l'acqua alla gola definisce "farabutto" chi non è d'accordo con lui. Troppo comodo

Blog_160909_berl


Dove sta la scandalo? Il presidente del Consiglio ieri ha recitato il solito copione fra cerimonie pubbliche e polemiche televisive, confondendo come sempre il fatto personale e le vicende politiche.

Ha detto che lui e Fini hanno due concezioni diverse del partito. "Non ci sono problemi da parte mia ma solo di Fini". Poteva parlare diversamente? No di certo.

La sua filosofia politica si basa sul principio d'autorità. "Ipse dixit". Quando Silvio ha parlato, gli altri debbono tacere.
Non è un reato, non è un errore logico, è un programma. Chi si accoda a lui, zitto e mosca. Il caposcuola di Arcore applica le regole della teologia di Santa Romana Chiesa, "Roma locuta est, causa finita est".

Per chi non era d'accordo con gli ecclesiatici, c'era come minimo un fuocherello sotto i piedi ed amen.
Ovviamente il fuocherello berlusconiano è mediatico. Ieri sera è stato così duro perché si sente con l'acqua alla gola, vede che la cannoniera di Feltri arreca più danni in casa propria che in quella dell'avversario di turno.

Ieri sera ha detto quello che pensa senza reticenze, senza vergogna e senza ostacoli: chi non la pensa come lui è "un farabutto". E purtroppo di farabutti, ha spiegato per non essere equivocato, ce ne sono tanti in politica, nella stampa ed alla tv.

Ha oltraggiato ogni regola di correttezza politica, ha violato ogni norma scritta e non scritta della democrazia costituzionale e parlamentare moderna.

In passato certi personaggi acuti ed intelligenti come Tabacci si sono arresi alla sua linea, poi hanno impiegato parecchio tempo ad accorgersi che erano stati ipnotizzati e ridotti in soggezione psicologica.

Non possiamo immaginare un Berlusconi che vada in tv a dire: "Però, questo Fini qualche ragione ce l'ha...". Di tutto questo non dobbiamo chiedere ragione al primo ministro, ma a chi lo ha sostenuto e lo sostiene ancora senza ragionare con un minimo di buon senso, comportandosi soltanto in base a non oscuri tornaconti.

[16.09.2009, anno IV, post n. 262 (982), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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16 septembre 2009 3 16 /09 /septembre /2009 16:25
I politici? Non vedono nulla, le loro idee naufragano al primo impatto con la realtà. Parola del ministro Tremonti

Tremonti-1


Se Berlusconi è il teologo di Arcore che esige rispetto per la dottrina dogmatica annunciata, Tremonti dubita pericolosamente, con una sottile ironia capace di recare più danno al cavaliere del muso duro di Fini.

Ieri sul "CorSera" è apparsa una lunghissima intervista di Aldo Cazzullo al ministro dell'Economia. Che inizia con un'affermazione in cui si cita il mito platonico della caverna. Il Palazzo della politica è come quella caverna, dove non si vedono le azioni degli uomini, ma le ombre che essi vi proiettano sullo sfondo. Insomma i politici non capiscono un accidente di ciò che accade nel mondo. (Sinora aveva detto ciò soltanto degli economisti)

Per non essere considerato troppo ottimista, Tremonti ha poi detto che il prodotto del lavoro politico è come una nave che è perfetta fin che sta dentro la bottiglia, ma che affonda anche dentro una vasca da bagno.

"Ora basta" ha aggiunto parlando degli attacchi al cavaliere. Chiudendo con una proposta relativa a Fini: "Dentro il Pdl si può e si deve aprire una discussione, dove vince chi convince". Quindi niente porte in faccia al presidente della Camera, ma l'invito ad un tavolo del confronto. Tutto l'opposto di quanto sostiene il cavaliere.

Dunque. I politici non vedono nulla, e le loro idee naufragano al primo impatto la realtà. Chi ci salverà? Ovviamente lui, il buon Tremonti che però, cita oggi e cita domani, alla fine si confonde quando scende nel campo della Storia e rimanda ad uno slogan della rivoluzione americana... Ma l'argomento è troppo gustoso per liquidarlo in tre righe. Ne riparleremo.


[16.09.2009, anno IV, post n. 261 (981), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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