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11 février 2009 3 11 /02 /février /2009 18:06
Novello_cilindro Un'adorabile vignetta di Giuseppe Novello (1897-1988), celebre firma della "Stampa" nel dopoguerra ed oltre, illustrava "il Conte Nuto mentre osserva la Forma".
Per noi antichi, la forma è il parmiggiano. E contenuto e  forma erano due termini che forse non ricorrono più nelle scuole odierne, lontane mille miglia dalla enunciazione desanctisiana "tal contenuto, tal forma".

La vecchia enunciazione, che presiedeva a tutte le discussioni letterarie, andrebbe ripresa.
Ad esempio si potrebbe dire che il mignottismo di tante trasmissioni tv rispecchia l'andazzo morale della società.  Tal mignotta trionfante nella vita, tal immagine di mignotta esuberante nelle trasmissioni di successo.

Si potrebbe osservare che, se la gente preferisce non ascoltare il racconto della cronaca, è perché è stata educata a guardare i fatti dal buco della serratura. Per coglierne elementi pruriginosi, non spunti per discutere seriamente di un tema.

I giornali di stamani abbondano di discussioni sulla scelta popolare che l'altra sera ha premiato il "Grande fratello" e sconfitto i programmi seri sul caso di Eluana.
L'esito della sfida rispecchia l'educazione impartita tutti questi anni al popolo. Come dice lo slogan della campagna abbonamenti Rai? "Buona la tv, buono anche tu". La Rai e Mediaset come nuovo Ministero della Cultura popolare. Non è un progetto. E' un risultato evidente, sotto gli occhi di tutti.

Le discussioni odierne, perché ha vinto la Marcuzzi a danno di Vespa e di Fede, sono molto oziose. Dato che cane non morde cane, le cronache dei quotidiani non raccontano di come sono stati impostati i vari servizi. In certi casi è bello tacere.
Coliandro
Post scriptum. Per l'ispettore Coliandro non diciamo soltanto se la sceneggiatura è fatta bene, se gli attori recitano con grazia. Per favore, raccontiamo il contenuto. Il telefilm di ieri sera trattava delle mele marce presenti nella Benemerita, e mica  per roba di poco conto...

[11.02.2009, anno IV, post n. 49 (769), © by Antonio Montanari 2009. Mail]

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10 février 2009 2 10 /02 /février /2009 17:12
Blog_mentana Nulla succede per caso. Ieri la notizia della scomparsa di Eluana Englaro è arrivata sui teleschermi verso le 20.30 (fonte Tg1 e Tg5).
Immaginavo che la serata, nelle reti principali, sarebbe stata dedicata al fatto. Tenendo conto soprattutto del grave episodio degli scontri verbali avvenuti in Senato.
La rete ammiraglia di Mediaset, Canale5, ha alzato bandiera bianca.
Il direttore editoriale di Mediaset, Enrico Mentana, per protesta ha presentato le dimissioni. Mediaset le ha accettate ed immediatamente sospeso il suo programma, Matrix.

Il Comitato di redazione del Tg5 ha protestato per quella bandiera bianca in una partita andata tutta a favore del "Porta a porta" speciale di Rai1.
Questo un passo del suo comunicato: "Sconcerta la decisione dell'azienda di accettare su due piedi le dimissioni di uno dei più autorevoli giornalisti italiani, patrimonio di Mediaset, fondatore del Tg5 e di Matrix, autore di successi che hanno dato lustro, credibilità e anima alla nostra televisione. La decisione poi di non mandare in onda Matrix neanche a mezzanotte come previsto, appare come una vera e propria ritorsione".

Tg090209 I giornalisti del Tg5 chiedono ai vertici aziendali un incontro urgente per chiarire "se l'informazione è ancora una delle priorità dell'azienda".

Il caso di Mentana non riguarda soltanto Mediaset. Avviene in un momento di grande confusione politica.

Con il proprietario dell'azienda che è presidente del Consiglio, censore dell'operato del capo dello Stato, controllore dell'informazione pubblica (Rai).

E mentre la Commissione di vigilanza Rai è appena uscita da un fase critica, quella di Villari cacciato e sostituito da Zavoli, e sta entrando in un periodo che sarà burrascoso e non facile con le famigerate "nomine" nei vari settori dell'azienda pubblica.

Sullo sfondo sta il pateracchio sanremese, dove Rai e Mediaset sembrano fondersi quasi a rappresentare idealmente lo stato comatoso dell'informazione pubblica.

C'è un'icona gentile ed eloquente per raffigurare l'andazzo di viale Mazzini, Lorena Bianchetti. Accusata o sospettata di aver fatto carriera grazie al Vaticano, lei (ovviamente) nega, e spiega che i suoi sponsor sono i camionisti.
Blog_bianchetti Bella e brava Lorena, non ci prenda per cretini, facendoci credere che a scegliere lei per condurre la rubrica religiosa (per la quale scriveva pure i testi), siano stati i camionisti. Non ci risulta che abbiano, costoro, rapporti diplomatici ufficiali con la Santa Sede.

Fatevi, belle ragazze, tutte le carriere che volete, ma non tentate di dimostrare di aver scarsa fantasia nell'accreditare certe insostenibili leggende.

Torniamo ad ieri sera. La bandiera bianca di Canale 5 dalle 21 in avanti mi ha richiamato alla mente quanto accaduto il 22 novembre 1963. Alle 19.58 "un lancio d’agenzia annuncia che il presidente degli Stati Uniti d’America John F. Kennedy è stato gravemente ferito mentre in auto attraversava Dallas (Texas), a fianco della moglie Jacqueline. Alle 20.34 giunge la notizia che Kennedy è deceduto. Il telegiornale della Rai, condotto dall’annunciatore Mario Raviart, in segno di lutto interrompe la trasmissione iniziata da pochi minuti. Parte il monoscopio e, come sottofondo per parecchi secondi, va in onda un valzer di Strauss". (Fonte, "il Rimino" e sito "Montanari".)

Il potere politico sogna di poter gestire un'informazione finta come quel cronista che appunto non lo è ma si presenta tale dove arriva una telecamera per intervistare un personaggio della vita governativa o parlamentare. Cronista_fantasma Non fa male a nessuno. Così i politici vorrebbero che fossero cronisti e commentatori. Innocui. Ma questo non appartiene alla democrazia.

[10.02.2009, anno IV, post n. 48 (768), © by Antonio Montanari 2009. Mail]

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10 février 2009 2 10 /02 /février /2009 14:59

Blog_eluana... "ma valida / venne una man dal cielo, / e in più spirabil aere / pietosa il trasportò"


Ci piace pensare che anche per Eluana dal cielo una mano pietosa sia scesa a trasportarla "in più spirabil aere".

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9 février 2009 1 09 /02 /février /2009 17:15
Blog_olivetti_roberto Il "programma 101", cioè il primo mini-computer del mondo, ed il primo grande calcolatore europeo Elea sono due esempi di una storia grande, nata e vissuta dalla Olivetti. La scomparsa di Adriano Olivetti nel 1960 bloccò il sogno elettronico italiano, scrive oggi Mario Pirani su "Repubblica": "Si consumò allora la grande illusione del figlio Roberto (1928-1985), un genio misconosciuto dell'industria innovativa" che invano si batté a favore dell'elettronica.

È una vicenda nota. Pirani la ripropone come esempio simbolico della miopia dell'aristocrazia dell'imprenditoria nazionale e del nostro mondo bancario. Da loro venne l'obbligo di chiudere la divisione elettronica, "buona tutt'al più per fare giocattoli".

Da qualche parte conservo altri ritagli su questa vicenda. Ne parlo sempre quando si discorre con qualcuno delle magnifiche sorti e progressive del Bel Paese. Avremmo potuto avere un diverso destino economico, con altre teste alla guida del baraccone. Ne sono convinto. Siamo invece rimasti la periferia di un impero che ha cambiato volto in fretta, e ha per un certo periodo premiato i furbi. Questi furbi hanno delocalizzato dal Nord-est italico nell'Est europeo. Poi hanno cominciato ad odiare quei cittadini dell'Est europeo che giungevano nel loro Nord-est.

Chi va a braccetto con i leghisti non ama né il progresso culturale né quello scientifico. Fa trionfare la beceraggine televisiva da grandi fratelli e piccole sorelle, per usare eufemismi. Il culmine è stato raggiunto in questi ultimi giorni. Con forme di mignottismo politico che poco di buono promettono per le sorti del nostro Paese.

Meditiamo, meditiamo gente sulla "carica del 101" buttato a mare, perché l'elettronica era "buona tutt'al più per fare giocattoli". Volete metterla a confronto con mafia e camorra, due marchi di qualità che resistono all'usura del tempo? Noi oggi in Italia non ricordiamo gli eroi degli ambienti industriali come Roberto Olivetti (foto), ma abbiamo un presidente del Consiglio che ha decorato del titolo di eroe un carcerato che resistette al solletico dei giudici per farlo parlare male di lui.

Per la storia del "101", si legga on line il libro di Pier Giorgio Perotto, da questo link.

[09.02.2009, anno IV, post n. 46 (766), © by Antonio Montanari 2009. Mail]

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9 février 2009 1 09 /02 /février /2009 15:45

Il post "Chi comanda?" del giorno 7 febbraio, è oggi segnalato in home della "Stampa". Il testo si legge anche in questo blog.
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8 février 2009 7 08 /02 /février /2009 16:50
Ciampi_blog_080209 1. Carlo Azeglio Ciampi conferma la gravità della crisi istituzionale nella quale il capo dell'esecutivo ha fatto precipitare l'Italia.
Intervistato da Sebastiano Messina su "Repubblica", l'ex capo di Stato ha detto: il presidente della Repubblica "non può essere ridotto a un passacarte del governo".

Il problema riguarda la valutazione dei "casi straordinari di necessità e d'urgenza" previsti dalla nostra Costituzione per i decreti-legge (art. 77).
Ciampi spiega che "il Capo dello Stato emana i decreti legge, cioè li firma".
La firma, precisa, "non è affatto un atto dovuto. Il presidente della Repubblica deve essere convinto della necessità del provvedimento. Non può essere ridotto a uno spolverino, a un passacarte del governo. La sua firma deve essere un atto convinto, meditato. Non è affatto un visto. Rientra pienamente nei poteri che gli assegna la Costituzione".

2. Ciampi è un galantuomo. Le sue parole vanno accolte come una lezione utile per valutare la situazione di crisi istituzionale voluta da Berlusconi per spianarsi la strada (è storia vecchia...) verso il Quirinale.

Ciampi2_blog Nell'aprile 2008, Ciampi e Napolitano furono attaccati da Berlusconi per lo stesso motivo di oggi, i decreti-legge: "Sappiamo che ogni decisione del Consiglio dei ministri dovrà passare per le forche caudine di un capo dello Stato che sta dall'altra parte. Ricordo i rapporti con Carlo Azeglio Ciampi...".

Il Quirinale allora rispose: "La presidenza della Repubblica, chiunque ne fosse il titolare, ha sempre esercitato una funzione di garanzia...".
Così si espresse Ciampi: "L'obiezione da noi mossa al testo inviatoci allora da Palazzo Chigi, prima che fosse approvato al Consiglio dei ministri, riguardava solo l'incostituzionalità del premio di maggioranza nazionale per il Senato, che era in palese contrasto con l'articolo 57 della Carta".
Ciampi, dichiarò P. F. Casini oggi, è "un galantuomo che ha fatto onore all'Italia".

3. Nel luglio 2007, Napolitano aveva invitato tutti, maggioranza ed opposizione, a "calmare i bollenti spiriti".

Napolitano_blog_080209 Successivamente, Napolitano si è sempre adoperato per le riforme condivise. Lo scorso luglio, parlando della firma del "lodo Alfano", cominciavamo il post così: "Sul primo Colle d'Italia si corre una gara che mira non a distruggere ma a consolidare la Costituzione".

Aggiungevamo: "Napolitano è una persona perbene. La sua prudenza politica lo ha portato a scegliere la firma del "lodo Alfano", quando avrebbe potuto percorrere altre due strade".

4. Adesso Napolitano ha abbandonato quella linea di prudenza istituzionale che gli era apparsa necessaria in vista del traguardo delle riforme condivise.
Davanti al ripetersi di un contrasto insanabile con palazzo Chigi, Napolitano non poteva aderire ad un decreto che non riguarda questioni politiche come il "lodo Alfano", ma ben più delicate e sottili questioni giuridiche come la sorte di una persona malata.

Berlusconi_blog_080209 Allora, nello scorso luglio, Carlo Federico Grosso scrisse sulla "Stampa" parole profetiche: "Di mediazione in mediazione, il quadro delle riforme compiute o in gestazione [...] è comunque desolante. Si è trasformato il presidente del Consiglio in una sorta di Principe liberato, sia pure a termine, dalle normali, doverose, responsabilità giudiziarie...".

La svolta del Colle chiarirà molte cose, almeno ci auguriamo, per il bene della democrazia. Di quella democrazia nata, assieme alla Costituzione repubblicana, dalla tragedia di una guerra voluta dal fascismo, come Berlusconi sempre dimostra di non voler ricordare.

4. Casini difese Ciampi. "Rispetto" ha manifestato adesso a Napolitano. Ma nello stesso tempo  ha dato il suo consenso al governo. Equilibrista, Casini aspetta il passo falso di Berlusconi per accreditarsi come candidato del Vaticano alla guida dell'Italia. Quel Vaticano, il cui stato confusionale (con "enorme caduta di credibilità") è analizzato da Barbara Spinelli nel suo editoriale sulla "Stampa", intitolato "Il potere apparente della Chiesa".

5. Di Pietro oggi scrive: "Essere descritti come uno che sta con Berlusconi, proprio nel momento in cui lui sta cercando di dare il colpo finale alla democrazia italiana, fa venire la pelle d'oca solo a pensarci". Si riferisce a quanto riportato stamani dalla "Stampa": "Non ho mai parlato con l'asserito intervistatore".

[08.02.2009, anno IV, post n. 45 (765), © by Antonio Montanari 2009. Mail]

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7 février 2009 6 07 /02 /février /2009 18:25
7duefebb09stampa E' stato breve il passo per Berlusconi dal discorso generico ("Non mi siederò mai al tavolo con questa sinistra leninista e antidemocratica. E sulla giustizia sono pronto a cambiare la Costituzione"), alla precisa minaccia sbattuta in faccia al presidente della Repubblica: "Se non ci fosse la possibilità di ricorrere ai decreti tornerei dal popolo a chiedere il cambiamento della Costituzione e del governo".

Ciò che addolora è il terribile gioco politico fatto sopra un dramma, quello di Eluana Englaro e della sua famiglia.

Approfittando di questo dramma, Berlusconi ha cominciato a calpestare la Costituzione. (*)

Ultim'ora: appello del padre a Napolitano e Berlusconi: "Venite voi a vederla".

(*) Art. 77.


Quando, in casi straordinari di necessità e d'urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.


[07.02.2009, anno IV, post n. 44 (764), © by Antonio Montanari 2009. Mail]


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7 février 2009 6 07 /02 /février /2009 17:36
Voltaire_blo_stampa_7209 "Sarà dunque possibile che, dopo quarant'anni la 'Gazzetta ecclesiastica' abbia infettato Parigi e la Francia, e che cinque o sei persone bene unite non siano consapevoli di prendere le parti della ragione?". (Voltaire ad Helvétius, 1763)

[07.02.2009, anno IV, post n. 43 (763), © by Antonio Montanari 2009. Mail]


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6 février 2009 5 06 /02 /février /2009 16:29

Il post di ieri "Sergio Zavoli sempreverde" è segnalato oggi in home della Stampa web. Il post si legge anche nel mio blog della Stampa, da questo link.
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6 février 2009 5 06 /02 /février /2009 12:19
Fontane Non soltanto la Lega ha i suoi delicati razzismi. Il male è contagioso.

A livello governativo, il morbo si è diffuso ampiamente, se si è arrivati alla spaventosa norma sulla "Medicina anti-clandestini".

A livello "popolare", di noi gente comune ovvero non politici, basta affacciarsi fuori del proprio giardino per essere considerati con il pregiudizio che vi fa sospettosamente forestiero.

Anni fa a Ravenna parlavo con un commerciante. Mi chiese da dove provenissi. Rimini, gli risposi. Commentò in dialetto: "Ostia, siete di giù...".
Una studiosa ravennate, nell'intervallo di un convegno storico, mi chiese scusa se riteneva Rimini  una "fogna".
Un ex ambasciatore, originario di Cesena, mi raccontava con raffinata eleganza di aspetti della vita riminese, con quel tanto di aristocratico disprezzo che lo aiutò nel definire "mafiosa" la mia città.

A Cesena esce un volume in cui un riminese scrive cose inesatte al limite della diffamazione contro altri riminesi. E gli amici cesenati si giustificano accusando noi riminesi di essere litigiosi.

Sono uno di quelli presi per i fondelli: è stato scritto all'incirca che un nostro libro del 2004 ricalca un testo storico ottocentesco tranne che nella copertina.
Il sottoscritto vi ha composto le vicende cittadine dal 1859 al 2004.
La "pagella" apparsa a Cesena fa semplicemente ridere. Ma quelli che hanno pubblicato il volume cesenate, ci fanno sapere ufficiosamente di non coinvolgerli nelle nostre beghe interne.

Non si accorgono che la responsabilità dell'accaduto è loro, in quanto editori ufficiali del volume di una società alla quale siamo iscritti con regolare versamento di quota.
Ovvero dovremmo pagare questa quota per farci offendere...

Tu gli spedisci le dimissioni, e non ti rispondono. Gli mandi una relazione da trasmettere ai "probi viri" e fanno finta di niente...
Allora trasmetto un fax per chiedere conferma. E mi firmo "Ariminensis natione, non moribus", riecheggiando il passo dantesco della lettera a Cangrande (Ep. lat. 343).

Ed aggiungo a mo' di placida beffa, tanto per dire che riminese sono sì ma non troppo, una tabella con la "composizione del DNA geografico, secondo il metodo Druger-Kazzman", così concepita:
50% di origine forlimpopolese, per il ramo materno;
25% di origine riminese,
15% di provenienza toscana e
10% di influsso dalmata per il ramo materno.

Soltanto dopo il fax, alleluja, mi è stata data notificazione scritta di ricevimento delle precedenti missive.

Su questi fatti ho pubblicato tempo fa in un blog appartato un testo sanamente satirico. Lo riporto qui per dimostrare che non sono litigioso come i riminesi sono considerati a Cesena. E che ho intitolato "La cultura non è un derby di calcio", in una sezione dedicata alle "patologie riminesi".

Ecco quel testo.
"Si sa com'è la vita di provincia. Monotona. Anche perché affollata da molti personaggi che non danno il meglio della loro intelligenza, nonostante si sforzino continuamente. Ed intristiscono loro e gli altri con le loro fissazioni paranoiche di considerarsi i migliori di tutti, gli unici depositari della sapienza, i soli a poter discutere di tutto, e quindi obbligati moralmente a dover dare le pagelle a tutti gli altri.

E' successo proprio ora anche a me di essere "vittima" di questa ipertrofia narcisistica di un qualche tristo cavaliere che, nel fare certi suoi discorsi "dall'alto della cattedra", ha voluto sentenziare su cose che ha dimostrato di non aver compreso, il poveretto.

Dunque. Nel 2004 esce una breve storia di Rimini in cui io scrivo la parte finale, dal 1859 al 2004.
Orbene, anche questo capitolo è accusato di essere uguale (tranne la copertina...) ad un testo classico della storiografia cittadina, uscito a metà Ottocento...

Non si tratta di libera espressione di un pensiero critico, come sostengono i responsabili dell'edizione del volume in cui sono apparse queste pagelle.
E' più semplicemente l'effetto perverso di un eccesso di fatica mentale da parte del poveretto che certi sforzi non li mai potuti digerire... Non è un problema sorto con l'età ma congenito.

Il triste motivo della difesa dell'editore è che a Rimini queste cose succedono perché è popolata di persone invidiose e litigiose.
Agli abitanti della città in cui esiste quell'editore, allora, usando lo stesso tono da derby calcistico, potremmo dire che essi sono semplicemente dei leccatori di piedi in virtù del fatto che da Rimini per pubblicare quelle estreme verità ricevono le somme necessarie.
E si sa come succede in queste cose, si principia dai piedi e si finisce leggermente sopra. De gustibus."

Nella foto le antiche fontane di Rimini e Cesena
.

[06.02.2009, anno IV, post n. 42 (762), © by Antonio Montanari 2009. Mail]
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