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  • : Storie, fatti e commenti a cura di Antonio Montanari
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Cleofe Malatesti, una sposa per Bisanzio (1421). Presentazione.

1782, OLIVIERI per primo rivela la drammatica vicenda di Cleofe, pubblicando la lettera inedita inviata da Battista di Montefeltro a Martino V.


1794, F. G. BATTAGLINI accenna a «quella Cleofe figliuola di Malatesta Signor di Pesaro...». Scrive delle sue agitate nozze con il «figliuolo d'Emanuele Imperatore di Costantinopoli». Rimanda alla lettera di Battista di Montefeltro «prodotta dal Signor Olivieri». E sottolinea come nella vicenda sia centrale la questione religiosa. Infine spiega che su Cleofe c'era la notizia che «infine tornasse a casa».

Luigi Tonini (+1874) da questa frase di Battaglini (però non citata), ricava che Cleofe: «Morì nel 1433, dicono in Pesaro». Tonini tralascia la drammatica situazione vissuta da Cleofe, e ignora la lettera di Battista di Montefeltro a Martino V (riproposta a Londra nel 1851 dallo scozzese James Dennistoun e da Filippo Ugolini ad Urbino nel 1859).

Battaglini rimanda ad un brano dell’Hesperis (VII, 72-86) di Basinio Basini: «quello che forse prima non si sapeva, s’intende da’ versi di Basinio in quel luogo del libro settimo, dove fa che Sigismondo imbarcandosi, finge che il suo navigare abbia ad essere a Cipro per visitare quella reina. La quale egualmente sarebbe piacciuto di ricordare, sendo quell’Elena figliuola di Cleofe». Elena muore nel 1458. Una sua figlia, Carlotta, regna su Cipro fra 1458 e 1460. Carlotta fugge in Occidente nel 1463.


DOCUMENTI PUBBLICATI DA ANNA FALCIONI (2004). I contatti dalla corte di Pesaro con Cleofe sono tenuti da «messer Antonio da Fossombrone», che identifichiamo in Antonio Malatesti di Ghiaggiolo.

Circa il «conte Riciardo» cit. da Cleofe, credo debba trattarsi di Ricciardo Guidi Di Bagno marito di Filippa Gonzaga, figlia di Guido Gonzaga (signore di Novellara) e Ginevra Malatesti. Ginevra, nata da Malatesta Antico detto Guastafamiglia, era zia di Malatesta I di Pesaro (padre di Cleofe) il quale era quindi cugino di Filippa e Ricciardo.

(Un altro personaggio che non figura in nessun documento, può aver giocato un ruolo non secondario nella vicenda di Cleofe: Hugues de Lusignan, patriarca latino di Gerusalemme ed arcivescovo di Nicosia dal 1424 al 1431, quando diventa vescovo di Palestrina dopo esser stato nominato cardinale. Hugues è fratello del re di Cipro Janus, padre di Giovanni II che nel 1442 sposa Elena figlia di Cleofe.)


PARTENDO DA QUESTE LETTERE («Ma se volite savere, scrivite» al fratello Pandolfo, precisa Cleofe alla sorella Paola), si esamina il ruolo di «secondo protagonista» svolto da Pandolfo stesso. Il quale diventa arcivescovo di Patrasso, da cui fugge nel 1430.

Nel 1415 Pandolfo era stato presente al concilio di Costanza e nel 1417 al conclave che aveva eletto Martino V.

Si esamina anche il ruolo svolto dai Malatesti nello Scisma d'Occidente. A Costanza Carlo Malatesti signore di Rimini e rettore vicario della Romagna dal 1385, è intervenuto quale procuratore speciale di Gregorio XII «ad sacram unionem perficendam». Carlo era molto legato a Cleofe che frequentemente soggiornava presso di lui a Rimini.

Carlo incontra pure Manuele II imperatore d’Oriente, il futuro suocero di Cleofe. Anche il padre di Cleofe, Malatesta I, ha acquisito benemerenze religiose nei tormentati anni dello scisma occidentale.


LE NOZZE DI CLEOFE sono il risultato di un piano predisposto da Martino V che scelse «personalmente» Cleofe (assieme a Sofia di Monferrato, destinata a Giovanni VIII, fratello di Teodoro marito di Cleofe). Ciò avviene forse al concilio di Costanza o forse a Brescia (ottobre 1418) quando il papa incontra l’arcidiacono Pandolfo, fratello di Cleofe, amministratore della diocesi loco episcopi.

A Brescia il papa trova pure il signore di Rimini Carlo accompagnato dalla moglie Elisabetta Gonzaga, e Malatesta I di Pesaro. Il signore di Brescia (fino al 1421) è Pandolfo III fratello di Carlo di Rimini.

FORSE IL RACCONTO DELLA FUGA di Cleofe è modellato su quelle di Sofia (1425, pochi giorni dopo la scomparsa del suocero imperatore Manuele II) e di Carlotta (1463), associandola alla partenza del fratello arcivescovo di Patrasso nel 1430.


L’ULTIMA PARTE DEL TESTO è dedicata alla «questione turca» prima e dopo il 1453. Con Sigismondo arruolato da Venezia, che va in Morea per combattere il Turco nel 1464. Sigismondo sentiva in sé il lacerante contrasto fra i drammi della politica incisi nella propria coscienza, e la speranza di una armonia fra i popoli che aveva alimentato gli ideali umanistici, espressi a Rimini prima nella biblioteca malatestiana presso i francescani e poi nel Tempio.

Nella cosiddetta cappella «delle arti liberali», che più propriamente dovremmo chiamare «del pensiero umanistico», c’è un bassorilievo che illustra la Concordia, con due giovani che si tendono la mano in un gesto di delicata eleganza. Forse sono lo stesso Sigismondo e la sua Isotta. Ma potrebbero raffigurare anche la nostra Cleofe e Teodoro.


IN UNA NOTA CONCLUSIVA propongo una nuova lettura dell’iconografia della cappella «delle arti liberali» per dimostrare come vi sia compendiato un programma pedagogico di impronta umanistica.

ANTONIO MONTANARI
RIMINI, 12 MARZO 2008
VERSIONE WEB, 17 GIUGNO 2009, 15:30

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