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1 juin 2010 2 01 /06 /juin /2010 07:44

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Da un mio articolo del 1990.




Abbiamo sotto gli occhi il «Corriere della Sera» del 24 maggio 1990, con un articolo da Verona e titolo su cinque colonne: «I terroni, carne per leoni», elegante traduzione di un brutale motto che appare in una maglietta ideata da alcuni tifosi della città scaligera, e che suona testualmente: «Viva el leon che sbrana el teron». (Il 'leone' è ovviamente lo stemma di San Marco).

Viva il dialetto? Vorremmo una spiegazione: perché i "leghisti" (lombardi o veneti, non fa differenza), s'attaccano al dialetto in senso antinazionale, arrivando ad ideare una Messa in bergamasco (per fortuna non celebrata), come se l'Italiano fosse segno di oppressione? C'è dunque qualcosa che non quadra dietro il dialetto? Il discorso è ampio, ma va fatto. Ribadiamo due concetti. La nostra paginetta voleva essere una difesa del dialetto, ma non contro «l'inarrestabile italiano»... Tra le due lingue non c'è antagonismo, perché creare falsi problemi?
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29 mai 2010 6 29 /05 /mai /2010 18:04
La mia rubrica Tam-Tama sta avvicinandosi al numero mille. Quando è arrivata al numero 500, ecco che cosa ho scritto, era il numero de "il Ponte" datato 7 novembre 1993


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Non interesserà granché sapere che questa è la puntata n. 500 del «TamTama», anno XI dalla fondazione (26 settembre 1982). Le commemorazioni hanno sempre odor di patetico, lasciamole quindi perdere. Ridicolo poi sarebbe sbrodolarsi addosso parole di compiacimento per la tappa raggiunta. Mica ho viaggiato dalla Terra alla Luna. Peggio: ho scritto di questi luoghi, vivendoci. Cioè, sono stato dentro la gabbia dei leoni, senza frusta, soltanto con una modesta penna in mano. Però non ho mai alzato bandiera bianca. Non per orgoglio, ma per onestà verso chi legge.

In qualche caso, i protagonisti dello spettacolo entro le cui fauci azzardavo di porre delicatamente la mia testa, hanno tentato il morso. Più che la forza, stava per prevalere la furbizia tipica dei giocatori delle tre carte. Una volta, per avere ragione, ho dovuto aspettare parecchio tempo, quando una notizia data qui da me (e smentita dagli interessati), è stata poi riproposta da un articolo apparso su queste colonne.

Conosco quello che è successo durante lo spettacolo, posso immaginare che qualcuno abbia chiesto la mia testa, non riuscendo ad azzannarla in diretta. C'è sempre chi colleziona trofei. I direttori mi hanno lasciato tranquillo, l'adrenalina prodotta, è tutta colpa mia. Li ringrazio. Come il gagà di Enrico Montesano, posso ripetere: «Ah, come mi sono divertito...!». A volte ho pensato che se un bel gioco dura poco, era ora di mandare in soffitta la rubrica. Tentazione subito scacciata da premure di amici e lettori.

Ho cercato di fare cronaca. Cinque anni fa parlavo di sindaci con redditi da cinque milioni all'anno, che non potevano permettersi mai una cravatta nuova, per cui erano costretti ad indossare soltanto la fascia tricolore. Adesso si scopre che hanno una pensione da tre milioni al mese. Congelata. Nell'84 riferivo l'allarme dell'on. Servadei sul racket in Romagna. Tre anni fa raccontavo che per il Questore di Forlì, Rimini non era Palermo. Adesso, la Commissione antimafia viene a dirci i suoi dubbi.
Nove anni fa, alla Biblioteca Gambalunga il problema era di «eliminare i teppisti». Adesso forse elimineranno gran parte del pubblico, per mancanza di personale. Di questo passo, il Comune introdurrà l'ingresso a pagamento. Un Vigile multerà i clandestini, così come chi dà da mangiare ai piccioni: pennuti delle piazze cittadine, non aspettate più che vi getti il cono del gelato. In un'Italia che ha fatto tante indigestioni, a voi tocca l'unica dieta imposta dalla legge. Auguri.

Lo spettacolo continua. Come domatore non sono un granché. Ma anche molti leoni che agiscono sulla scena, tendono a rassomigliarmi. Forse un ipnotizzatore gira nottetempo in città.

(500, 7.11.1993) Antonio Montanari

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All'indice corrente della rubrica.
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28 mai 2010 5 28 /05 /mai /2010 10:13
Egregio Direttore del "Corriere Romagna".



Aderisco come lettore al suo appello di domenica scorsa contro il bavaglio all'informazione. E (se mi è concesso) lo sottoscrivo da antico cronista presente sulla piazza dal 1959, nella parte in cui lei scrive che "tutti devono fare qualche cosa".

Da tempo sono convinto che l'Italia viva un'emergenza costituzionale che, per essere analizzata, richiederebbe un poco di spazio oltre la lettera.

Qui voglio soltanto aggiungere che è molto triste che il quotidiano con cui esce il "Corriere", ovvero la gloriosa "Stampa", abbia deciso di chiudere dal 2011 i "blog dei lettori". Ne parlo per esperienza diretta, essendo stato il mio prescelto nella segnalazione fissa della pagina di politica.

Il quotidiano torinese con Anna Masera è stato il primo in Italia a comprendere l'importanza del web. Dal 2011 ai lettori sarà concesso di esprimere i loro pareri soltanto a pagamento. Se tutti dobbiamo fare qualcosa, come lei giustamente sostiene, anche l'editore del giornale con cui esce il "Corriere", dovrebbe ripensare la propria decisione.

Sinceri auguri di buon lavoro a lei ed agli amici-colleghi del "Corriere".

Antonio Montanari
bavaglio
Dal "Corriere Romagna" del 28 maggio 2010.
© by Antonio Montanari 2010
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27 mai 2010 4 27 /05 /mai /2010 18:17
Ammiraglio, impari a nuotare
(nel latino delle scritte)


oggi.virgilio

 

Prendo spunto dalla lettera di quell'ammirabile ammiraglio esperto in battaglie navali giornalistiche, che ha scritto al periodico riminese "il Ponte" (a cui collaboro dal 1982), per deridermi e suggerirmi di leggere qualche libro di Storia.
In questi casi, si possono invocare due tipi di perizia.

Il primo è quello tecnico, mirante all'accertamento delle caratteristiche della persona offesa (il sottoscritto). Nel mio caso, posso documentare una tesi di laurea in Storia della Filosofia di seicento pagine (1966), e tutta una serie di pubblicazioni di Storia che l'ammirabile e stupefacente ammiraglio non conosce, e che sono uscite negli anni, con un contenuto essenzialmente originale.
Aggiungo: per laurearmi ho frequentato i corsi di Storia moderna e medievale della grande maestra Gina Fasoli (assistente era l'ora famoso Paolo Prodi), sostenendo i relativi esami. Non c'era il 18 politico, anzi c'era un presame scritto di selezione rima dell'orale…

Il concetto di originalità dei miei lavori, va inteso in questo senso: che ognuno dei testi firmati dal sottoscritto ed usciti a stampa, presenta questioni e documenti mai esaminati prima.
Se l'ammirevole ammiraglio non si fosse fidato delle persone che frequenta e che lo hanno preso in giro, fornendo notizie false e calunniose sul sottoscritto (seconda un'usanza attestata da atti giudiziari e documentabile attraverso pure fonti a stampa), non avrebbe fatto la ridicola figura che ha fatto, consigliandomi la lettura di qualche libro di Storia.
E tutto è accaduto soltanto per aver io deriso il principino ballerino savoiardo, testimone del cretinismo imperante in questi tempi un po' ovunque, dalla politica alla televisione ed alle private istituzioni economico-culturali.

A questo punto, il secondo tipo di perizia riguarda il soggetto che, sentenziando a vanvera, offende l'altrui onorabilità professionale, poiché la disputa coinvolge non un qualsiasi mentecatto della bocciofila di quartiere o del circolo navale di un qualsiasi porto adriatico, anche il più malandato.
Questo secondo tipo di perizia potrebbe considerare non soltanto il soggetto che offende, ma pure il contesto in cui esso agisce, facendosene condizionare a tal punto per cui potrebbe dal medesimo soggetto essere invocato come attenuante l'essersi sottomesso ad un parere altrui, diffamatorio nei confronti del sottoscritto.
In tanti dicono male di Montanari, possono aver pensato i sobillatori di professione, che anche lei mirando ammiraglio può accodarsi agli stessi sobillatori e dire peste e corna del medesimo Montanari.

È vero che non esiste più il reato di plagio, ma non è una attenuante il peccato di disinformazione generato da un contesto in cui (per ricevere congratulazioni) è necessario gettare fango sopra una persona non scelta a caso ma con scopo preciso, appunto quella di screditarla mediante una (presunta) autorevolezza che si presuppone garantita da una pubblica carriera.

Ma l'ammiraglio che si crede capace di navigare anche nel mare della Storia, è finito poi (come accaduto a lui) sugli scogli della non conoscenza (altrimenti detta ignoranza) della differenza tra Resistenza e Risorgimento (come da pubblico atto a stampa).

In tal modo ha fatto una figura barbina di cui non cale giustamente nulla a lui perché l'ambiente che lo apprezza e lo utilizza è al suo grado di non conoscenza (altrimenti detta ignoranza) delle cose. Un ambiente in cui si cerca di diffamare chi lavora in modo onesto, serio ed originale, perché pure in quell'ambiente vale l'aurea massima che governa certe loschi pubblici affari: "Stai attento a quello, che è una persona onesta e ci può mettere nei guai".

La non conoscenza (altrimenti detta ignoranza) della Storia che dovrei, a detta del predetto ammirabile ammiraglio, studiare io, non attenua la responsabilità morale dell'arroganza di chi si alza a giudicare materia che risponde a verità dei fatti (le colpe di casa Savoia).

Una perizia medico-legale in questo caso potrebbe accertare un atteggiamento dettato da suggestioni non culturali, ma collegabili al contesto in cui l'ammirevole ammiraglio opera. In quel contesto si richiede ogni tanto un gesto di coraggio e di notorietà, molto simile a quello del salto del cerchio infuocato per i gerarchi fascisti.
Siamo sempre a quell'Italia lì, fatta di retorica, falsità, idiozie, che poi gli "altri" pagano dolorosamente e senza averne colpa.

Sappia l'ammirabile ammiraglio che dalla fondazione di cui è stato chiamato a far parte, il sottoscritto non ha mai ricevuto un centesimo né di lira né di euro. Che nella stessa fondazione sono stati allevati personaggi che poi, grazie alla protezione di cui godevano e dei soldi che essa pagava a certi giornali, sono riusciti a fare pubblicare cose false e diffamatorie contro il sottoscritto.

C'è un cronista che io chiamo "il repubblichino" il quale ha scritto una volta che era stato pubblicato "un libello" contro certe pagine storiche del sottoscritto.
Il "libello" si è poi rivelato soltanto una mail, quando "il repubblichino" ha dovuto spiegarmi le cose.
Lo stesso cronista poi attribuì la mail a persona diversa dall'autore vero (ma taciuto). La persona era ben legata all'ambiente da cui la mail proveniva. L'autore vero, io l'ho fregiato da allora con il titolo accademico di "più famoso autore di lettere anonime" di tutta la provincia, come pochi giorni fa ho specificato "de visu" ad alte autorità politiche attive oggi. Facendone nome e cognome.

Ammiraglio, impari a nuotare nel mondo della cultura: non si fidi delle scialuppe che le offrono gli amici per fare a battaglia navale con qualcuno che non è gradito a chi tiene i cordoni della borsa e che può pertanto permettersi il lusso di mantenere anche un servizio di controspionaggio (di cui ho le prove documentali, con tanto di lettere inviatemi dagli interessati, ovvero quelli che fanno spiare).
Si occupi di cose più serie, come fare le barchette di carta per i bambini degli asili. È un passatempo che può risultare utile all'umanità intera.

Post scriptum. Ella, dottissimo in storia, e esperto navigatore come da titolo professionale, non si è accorto che la vecchia sede dell'Istituto nautico ora passata all'università ha l'orribile scritta "Navigare necesse"? In latino si dice "navicare". Queste sono le giuste battaglie (navali) da fare per la cultura. Ma forse pretendo troppo.

© by Antonio Montanari 2010. Mail.

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA[/COPYRIGHT]

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8 mai 2010 6 08 /05 /mai /2010 14:15

segreto

Città molto strana, Rimini.
 
Un gruppo culturale cattolico ti vieta di parlare della storia degli Ebrei nella città, dopo averti incaricato di studiarla, ma poi invita a conferenziare dei massoni che pagano loro per essere presenti dappertutto, tanto poi detraggono dalle spese della ditta.
 
Città non molto strana, Rimini. In quest'Italia per nulla divertente.

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7 mai 2010 5 07 /05 /mai /2010 16:29

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Dopo tre giorni di telefonate a Comune di Rimini, Hera di Rimini ed Hera di Bologna, mi sono convinto che attorno alla dislocazione dei cassonetti della ex Nettezza Urbana vige un segreto militare ben più saldo di quello dei "servizi" talora violato dalle cronache giornalistiche.
Sulla via Emilia, lato mare, nel piazzalino detto di Paesani (all'altezza del civico 31), ci sono i cassonetti classici per la raccolta dell'immondizia. Dal 5 maggio (data fatidica!) un cartello avvisa della futura rimozione dei medesimi cassonetti. Gli abitanti della via Emilia (lato mare) e Giustiniano pertanto dovranno recarsi a scaricare le immondizie in altri cassonetti, posti a monte della via Emilia stessa, che è notoriamente strada molto trafficata e pericolosa.
Dall'Hera di Rimini e di Bologna ho appreso soltanto che ogni decisione in merito è frutto d'intesa con apposito (ma sconosciuto) funzionario del Comune di Rimini. Ogni richiesta o protesta deve essere inoltrata via fax tramite Hera...
Un'ultima annotazione. I cassonetti destinati alla rimozione, sono molto utilizzati, non soltanto dai civili residenti in zona, ma anche dai numerosi artigiani ed industriali, con attività a ridosso del piazzalino sopra citato, per le loro esigenze di lavoro.

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6 mai 2010 4 06 /05 /mai /2010 10:08

Lettera aperta inviata ad Andrea Gnassi, segretario del Pd di Rimini, e pubblicata oggi sul "Corriere Romagna".

 

Egregio Andrea Gnassi, perdona la confidenza, che azzardo essendo un elettore del tuo partito. L'hai fatta grossa, parlando del rischio di "fattoidi" a proposito della mafia e della camorra in Riviera, e definendoli "fatti evocati e denunciati ma difficilmente rintracciabili" (Corriere, 4.5.2010).
Tu prendi in prestito la parola dal rimpianto Edmondo Berselli, uno scrittore che conosco bene. Nel suo libro "Sinistrati. Storia sentimentale di una catastrofe politica" (2008), Berselli a p. 75, trattando del "catalogo virtuale di Berlusconi" e delle sue invenzioni "funzionali al mantenimento del carisma", scrive che l'amato premier "addita la sinistra come un altro fattoide, una cometa perversa, un'altra entità maligna". Berselli commenta: "Converrebbe prenderlo sul serio. In fondo, meglio essere cattivi che cretini".
Torniamo a Rimini. Non definirei fattoidi le denunce (1994) del senatore Carlo Smuraglia (Pds) della Commissione antimafia che spiegava: "In Romagna è ben presente la mafia che lavora in camicia e cravatta", più difficile da combattere di quella che spara. Smuraglia fu estensore per la Commissione antimafia del dossier sugli insediamenti mafiosi in "aree non tradizionali". Era, ripeto, il 1994. Cordialità.

Antonio Montanari

 

Leggere il dossier Rimini-mafia

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6 mai 2010 4 06 /05 /mai /2010 08:57

Antefatti della lettera ad Andrea Gnassi.

7 marzo 2010. Nei miei blog pubblico questo post "Rimini ricicla". Eccone il testo. «La crisi della squadra di calcio batte la presenza locale della mafia in Riviera Prima pagina del "Corriere di Rimini", unico giornale locale leggibile. Titolo su tutte le cinque colonne: "La fine del calcio. Acquistare il Rimini è impossibile", sostiene un costruttore. Sotto, molto in basso, tre colonne su cinque, e tra virgolette: "Mafia a Rimini grazie all'evasione". Un occhiello sempre tra virgolette avverte: "Siamo diventati la capitale del riciclaggio". Alegher, dunque. Alle pagine 6 e 7, un sottotitolo aggiunge: "A Locri ci hanno detto: datevi da fare nella vostra città, sta diventando la capitale italiana del riciclaggio". Parlano dei giovani volontari che cercano di illuminare da soli l'opinione pubblica. Qualche ente locale tempo fa non distribuì nelle scuole materiale della Commissione antimafia. Così, per non far fare brutta figura alla città e non gettare discredito, oltre che procurare allarme. Il 10 agosto 2008 avevo scritto una lettera allo stesso quotidiano che non fu pubblicata. La presento integralmente, qui. Precisando che le notizie in essa contenute le ho quasi tutte ricavate da un mio libro, intitolato "1987-1996, Fatti personaggi e idee di Rimini e provincia dalle cronache de "Il Ponte"", consultabile su Internet.»

 

Ecco la lettera cestinata dal "Corriere di Rimini" nell'agosto 2008.

«Presidente della Provincia e sindaco di Rimini si sono detti notevolmente preoccupati per notizie che "configurano un quadro di infiltrazione malavitosa in diversi settori del tessuto economico-imprenditoriale" locale. Ma il problema non è nuovo, come documentano alcuni dati "storici". Nel 1993 il presidente dell’Antimafia, Luciano Violante, dichiara: "La mafia in Riviera ha vestito i panni puliti della intermediazione finanziaria, ma è ben presente". Gli usurai hanno "i colletti bianchi": a gennaio sono stati eseguiti nove arresti, e quattro società dal credito ‘facile’ sono finite sotto inchiesta con l’accusa di truffa ed associazione a delinquere. Nel 1994 il prof. Giancarlo Ferrucini, occupandosi del "balletto dei fallimenti", ipotizza che vi sia interessata anche la mafia, con quelle infiltrazioni denunciate dalla Commissione parlamentare antimafia, che "potrebbero attecchire più facilmente nei settori dell’abbigliamento e della ristorazione, dove fra l’altro si verificano frequenti turn over nella titolarità delle aziende". Nello stesso anno il senatore Carlo Smuraglia, estensore per la Commissione antimafia del dossier sugli insediamenti mafiosi in "aree non tradizionali", spiega che "in Romagna è ben presente la mafia che lavora in camicia e cravatta, quella che è più difficile" da combattere rispetto a quella che spara e prepara stragi. Sempre nel 1994 la sezione riminese della "Rete" che fa capo a Leoluca Orlando, in occasione dell’assemblea nazionale tenutasi a Riccione, lancia pesanti accuse alle Giunte di sinistra che avrebbero sottovalutato il fenomeno mafioso in Romagna. Dicembre 2005, infine. Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso spiega: anche per Rimini vale il principio che il denaro si accumula al Sud e si investe al Nord".»

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28 avril 2010 3 28 /04 /avril /2010 08:47
Tutti teste di casco? Lettera aperta al Sindaco di Rimini

 

Biciblizt



Signor Sindaco di Rimini.
Saremo dunque tutte teste di casco noi ciclisti, con la nuova legge che lo introduce obbligatoriamente. A Lei ed a tutte le altre autorità competenti o meno in materia, rivolgo un quesito. Quando esco di casa per percorrere la pista ciclabile che sta davanti alla mia abitazione (come già di persona ebbi occasione di spiegarle in loco anni fa), e la trovo interamente occupata dalle auto per sei giorni alla settimana (tranne quello non festivo in cui il fenomeno è ridotto), e debbo scendere dal velocipede per non procedere contromano sulla parte della carreggiata riservata alle auto, dovrò mantenere sulla testa il suddetto casco, o potrò (o dovrò) toglierlo in quanto pedone?
Un particolare curioso: in quell'unico giorno della settimana in cui il problema esiste in maniera ridotta, una volta è giunto in auto di servizio un vigile proprio in un momento (uno dei rarissimi momenti) in cui in quel giorno la pista ciclabile è sgombra. Ed ha chiesto a noi passanti: ma dove sono tutte le vetture che mi hanno mandato a controllare?
Come vede signor Sindaco, la vita è tutto un quiz. La ringrazio dell'attenzione.

Questa lettera è pubblicata sul "Corriere Romagna" di Rimini del 28 aprile 2010.

[28.04.2010, anno V, post n. 102 (1193), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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24 avril 2010 6 24 /04 /avril /2010 15:03
Ricordo di quei giorni attraverso un libro sugli ebrei internati in Valmarecchia

 

25apriletuttolibri



Pennabili 1943. Virgina Longhi si fidanza con un ebreo internato, Enzo Plazotta. Lui nel febbraio 1944 fugge dal campo per unirsi ai partigiani. Lei nell'agosto successivo per quella relazione sentimentale è fucilata da un plotone di camicie nere. I primi internati ebrei arrivano a Pennabili, San Leo e Santagata Feltria nel luglio 1940. Dal 10 giugno l'Italia è entrata in guerra. Il 1° giugno una circolare degli Interni ha spiegato che gli ebrei (al pari di squilibrati mentali e pregiudicati) debbono essere considerati pericolosi in vista del conflitto. Scoppiato il quale, essi vanno rinchiusi nei circa 400 luoghi selezionati. Questo è il tema di “Con foglio di via, Storie di internamento in Alta Valmarecchia 1940-1944” scritto da Lidia Maggioli ed Antonio Mazzoni (Il Ponte Vecchio, Cesena).
La prima anagrafe delle persone politicamente sospette, è istituita nel 1926. Nel 1935 si predispongono gli internamenti. Dal 1938 si stabilisce che può esserne colpito chi svolge attività antitaliana. Agli ebrei è diretto il 15 luglio 1938 il Manifesto della razza, tradottosi nelle infami leggi razziali sottoscritte dal re il 12 settembre. Le schedature del regno sono largamente utilizzate dalla repubblica di Salò e dai nazisti dopo l'8 settembre 1943 per le deportazioni verso i campi di sterminio. Nelle leggi razziali si stabilisce che gli ebrei stranieri, tra cui quelli che hanno lasciato Austria e Germania, debbono essere allontanati immediatamente dal nostro suolo.
Il 6 giugno 1940 le questure sono sollecitate a vigilare sugli ebrei capaci di propaganda disfattista e di attività spionistica. Dopo il 10 giugno comincia il rastrellamento indiscriminato degli ebrei, che sono rinchiusi in carcere per essere avviati ai campi d'internamento. dove li attende una segregazione dal mondo. Li liberano soltanto dopo il 10 settembre 1943 grazie ad una clausola dell'armistizio annunciato l'8 settembre.
Dalla ricostruzione accurata fatta da Maggioli e Mazzoni con un prezioso lavoro di ricerca, apprendiamo: gli ebrei internati in Italia sono 2.412 nell'estate del 1940, e 5.636 alla fine del 1942; alla conclusione del conflitto, si contano 2.444 deportati con 1.954 vittime e 490 sopravvissuti ai lager; gli ebrei italiani deportati (1940-43) sono 4.148, nei lager ne sono uccisi 3.836 (più 179 ignoti) e soltanto 312 (più 35 ignoti) tornano a casa.
Nella carta di Verona della repubblica di Salò (14.11.1943), gli ebrei sono definiti stranieri. Il 30 novembre si ordina il loro internamento nei campi di concentramento. I nazisti si congratulano con le camicie nere. Poi si dà la caccia agli ebrei misti, ovvero coniugati con ariani. Alla fine della guerra, i deportati ebrei per opera dei fascisti sono 6.806. Si salvano soltanto in 837.
Nel volume c’è una serie di testimonianze che illustrano il dramma vissuto da intere famiglie perseguitate soltanto per motivi razziali, ma aiutate da ariani. A Pugliano i rifugiati ebrei giunti nel luglio 1944 sono salvati dall'ospitalità dei cittadini che li adottano e nascondono sino all'arrivo degli alleati.
A Pennabili, San Leo e Sant'Agata per tutti i residenti le condizioni di vita sono modeste ai limiti della sopravvivenza con un'economia povera. I comuni già negli anni Trenta passano a nuclei di quattro o cinque persone soltanto una sola razione settimanale di sussistenza. La situazione peggiora con la guerra. In questo quadro agli internati si concede di lavorare per rimediare il cibo. Però agli ebrei sono riservate precise limitazioni.
Gli autori premettono un'utile precisazione. L'immagine che degli ebrei emerge dagli atti ufficiali, è quella manipolata per lo più da segnalazione basate su spiate malevole costruite sui si dice. Circa il tema, ricordiamo un interessante studio relativo all'intero Ventennio, "Delatori. Spie e confidenti anonimi: l'arma segreta del regime fascista", di Mimmo Franzinelli (2001), dove si parla pure di Rimini.

[24.04.2010, anno V, post n. 98 (1189), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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