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24 septembre 2009 4 24 /09 /septembre /2009 16:02
Caos nel traffico. Organizzato dal Comune. Che dà la colpa agli automobilisti


Ponte_tiberio


Se una città crea un labirinto vero, rendendo impossibile la circolazione stradale, non merita di essere segnalata Urbi et orbi?

Ieri a Rimini è partito un esperimento. Al centro cittadino si accede provenendo dalla via Emilia (lato Cesena, insomma). Ad un certo punto, nel Borgo San Giuliano, c'è una biforcazione. A destra si prosegue verso il romano ponte di Tiberio e poi verso la rocca malatestiana. A sinistra si va al ponte sul canale del porto.
Ieri mattina è stato chiuso l'accesso sul ponte di Tiberio, e tutto il traffico è stato avviato su quello del canale.
Poco dopo l'avvio della sperimentazione il ponte di Tiberio è stato aperto per scaricare il traffico. Ma dove? Subito dopo il ponte sul canale... sull'unica strada che porta verso il centro e addirittura all'ospedale.

Per ore, nella zona si sono ascoltati motori rombare ed imprecazioni di automobilisti, ciclisti e pedoni.

Scopo dell'esperimento? Chiudere al traffico la vecchia circonvallazione dal ponte di Tiberio alla rocca malatestiana, per spostarvi il mercoledì ed il sabato il tradizionale mercato ambulante.

Spiegano che il trasferimento si rende necessario per costruire un fossato in fac-simile a quello antico attorno alla rocca. Ma la banca che dovrebbe finanziare i lavori ha detto pochi giorni fa (in conferenza stampa) che il fossato non è una priorità in questo momento.

Sabato prossimo, si dovrebbe riprovare. I cittadini che abitano nella zona hanno promesso di stendersi in mezzo alla strada (quella libera, aperta al traffico) per far fallire anche la seconda prova.

Un assessore ha cortesemente dichiarato che i riminesi debbono imparare a lasciare a casa le auto.
La nostra irriverenza potrebbe spingerci a chiedere a tecnici ed a politici di non lasciare a casa la testa quando in Municipio debbono pensare a come (non) farci circolare.

Post scriptum. C'è un altro caso a Rimini di decisione presa e poi "ritirata". Hanno fatto costruire la nuova Questura. Adesso non la vogliono più. Ma quell'immenso edificio che è fuori delle regole edilizie mposte ai privati, che fine farà? Coliandro o Gabibbo, dove siete?

L'immagine è ripresa dal tg di Icaro-tv di Rimini.

[24.09.2009, anno IV, post n. 271 (991), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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20 août 2009 4 20 /08 /août /2009 18:23
Questo articolo si legge anche su Google-Docs.

Da Cesare a Sigismondo
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17 août 2009 1 17 /08 /août /2009 16:53
Kezich_b1

Se ne è andato Tullio Kezich, ad 80 anni. Per Rimini rappresenta la voce più autorevole tra gli studiosi del cinema di Federico Fellini. Al quale aveva dedicato una splendida biografia nel 1988.

Nello scorso marzo, Tullio Kezich era stato nominato presidente onorario della Fondazione Fellini che ha sede a Rimini.

Il 31 ottobre 1996, sul "Corriere della Sera" apparve un articolo di Maurizio Porro in cui si annunciava la presentazione di un volume di Kezich, il diario felliniano dopo la scomparsa del regista... "Biografo ufficiale" definiva Porro, Kezich. Su cui del regista riminese riportava questa frase-aneddoto: "Se volete sapere cosa ho fatto venerdì scorso, non chiedetelo a me, ma a Kezich".

Un piccolo omaggio a Kezich, mi permetto di offrirlo con un testo che pubblicai nel 2003, "Vitelloni riminesi nati a Roma", in cui si parla anche di lui.

2008-02-12_112191980

Vitelloni riminesi nati a Roma
Il ricordo di Alberto Sordi ne ripropone la leggenda



Proprio cinquant’anni fa escono nelle sale cinematografiche «I vitelloni» di Federico Fellini con Alberto Sordi imposto dal regista: l’ambiente del cinema gli è contrario, lo considerano «collezionatore di insuccessi e antipatico al pubblico». La società che distribuisce il film «pretende per contratto che il nome di Alberto Sordi non compaia nei manifesti». Lo ricorda Tullio Kezich nella biografia di Fellini.
Quella situazione testimonia come i simboli nascano fortissimamente anche quando tutto vi si oppone. Proprio con «I vitelloni» fiorisce il successo del comico romano che allora contemporaneamente si esibiva con la rivista di Wanda Osiris, in giro per l’Italia, per cui Fellini doveva rincorrerlo di città in città.
Già il titolo era una parola nuova. Ancora Kezich: sul termine vitellone, si apre un dibattito filologico. Esso sarebbe marchigiano e non romagnolo, più legato al lessico familiare di Ennio Flaiano, il quale ne scrisse nel 1971 ricordando come dalle sue parti ed ai suoi tempi fosse usato «per indicare un giovane di famiglia modesta, magari studente, ma o fuori corso o sfaccendato».
Nascerebbe cioè non dal «vidlòn» riminese, ma dal «vudellone» (grosso budello) del centro-Italia, «persona portata alla grosse mangiate», scriveva ancora Flaiano, «e passato in famiglia a indicare il figlio che mangia a ufo, che non produce, un budellone da riempire», insomma.
Commenta Kezich: «A Rimini questo tipo di giovinastri vengono tuttora chiamati ‘birri’».
All’estero il titolo del film deve ovviamente cambiare: sono ragazzi pigroni per gli inglesi, scioperati per i tedeschi, inutili in Spagna. Soltanto i francesi accettano l’originale, ovviamente accentato, «Les vitellonì».
Dunque Alberto Sordi diventa il simbolo di certa gioventù indigena, lui «romano de Roma», con l’etichetta del nome per antonomasia ricalcata fuori di qui, in un film tutto girato in mezz’Italia.
Così nascono i miti. C’è un accumulo di circostanze ed invenzioni che poi si addensano soltanto sopra chi le interpreta e le mostra al pubblico. Così Sordi è diventato per tutti, sino alla sua scomparsa, l’Albertone Vitellone.
In occasione dell’uscita del film, Fellini spiegava a «Cinema nuovo» (leggiamo da «A come Amarcord. Piccolo dizionario del cinema riminese» di G. M. Gori): «Mi è venuta la tentazione di giocare ancora uno scherzo a certi vecchi amici che avevo lasciato da anni nella città di provincia dove sono nato. [...] Così da qualche giorno mi sono messo a raccontare quello che ricordavo delle loro avventure, le loro ambizioni, le piccole manie, il loro modo particolarissimo di passare il tempo».
Secondo Kezich, «è inesatto affermare che il regista racconta nel film i proprî ricordi: Federico non arrivò a diventare un vitellone, se ne andò prima e il gruppo rievocato nella vicenda, del quale faceva parte anche il pittore Demos Bonini, era formato da giovani che avevano otto o dieci anni di più, portavano grandi cappotti, cappelli da uomo, sciarponi, baffetti e cappelli curati. Un gruppo che mai avrebbe permesso a Federico o a Titta [Benzi], adolescenti liceali, di avvicinarsi per fare comunella».
Quando nel 1967 uscì «La mia Rimini» di Federico Fellini, un lungo capitolo scritto da Guido Nozzoli vi rappresentava «L’avventurosa estate dei birri». Niente vitelloni. La vecchia parola birri splende con tutta la forza di una tradizione che rifiuta il nuovo conio del film con Sordi.
Il birro, spiega Nozzoli, «è il giovane intraprendente, spavaldo, apparentemente cinico, un po’ esibizionista e aggressivo» che negli intervalli delle sue avventure amorose estive «combina scherzi quasi sempre eccessivi e molesti, organizza cene da olio santo, qualche volta si azzuffa e rompe l’anima alla gente» con il cosiddetto «lampézz»: un «tormentino inflitto con una serie di battute un po’ assurde e di piccole punzecchiature apparentemente correttissime da cui la vittima presa di mira – conoscente o no – resta invescata un po’ per volta, col rischio di mattire senza accorgersene. O è una ripetizione incessante e allucinante della stessa battuta, dello stesso motivo».
Tutto, conclude Nozzoli, finì con la guerra: «Dalle macerie stava uscendo una città nuova, intraprendente, un po’ disordinata. Irriconoscibile». Le estati dei birri erano finite. Continuavano però gli anni dei vitelloni, con regìa di Federico Fellini. Proprio cinquant’anni fa. Con l’Albertone nazionale diventato emblema di storie che la fantasia e la leggenda dicono legate a Rimini, ma ad una Rimini che però rappresenta il Mondo. Vi pare poco?

[17.08.2009, anno IV, post n. 238 (958), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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3 août 2009 1 03 /08 /août /2009 15:32
Notte_rosa Abbiamo intitolato un post, il 14 luglio 2009, "Notte rosa, giorni neri". In un sol giorno a Rimini, quattro tra rapine e scippi.

Oggi arriva la notizia ufficiale (dati del Ministero degli Interni), che Rimini precede Bologna e Milano come prima assoluta nella graduatoria delle città più "criminali" d'Italia.

ARCHIVIO.
Questo il testo pubblicato il 14 luglio scorso:

Finito l'effetto "notte rosa", tutto ritorna nella normalità. Ieri a Rimini (fonte: "Corriere Romagna") quattro tra rapine e scippi. Una turista di 82 anni, gettata a terra alle 17 a Marina Centro da chi le ha strappato la borsa, "si rompe la testa". Due ospiti belgi, una commerciante e tre carabinieri sono le altre persone finite al pronto soccorso ospedaliero.

I belgi sono stati colpiti da un clandestino marocchino che mirava al loro cellulare. Una coppia di tarantini 23enni è stata derubata da due nordafricani, di cellulare e soldi (oltre 150 euro). Una romena di 29 anni ha preso a calci una commerciante per non pagare la merce, e poi i tre carabinieri giunti in soccorso della titolare del negozio.

(La foto "scherzosa" dal repertorio della "notte rosa", quasi una profezia per la vita di tutti i giorni per gli ospiti della Rimini balneare?)
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29 juillet 2009 3 29 /07 /juillet /2009 14:25

Sorriso

Tanta gente sgomita per parlare in pubblico. A me non interessa per tanti motivi. Un vecchio amico, in due riprese, ha cercato per circa un'ora di convincermi a cambiare idea.

Non sono testardo. Realista e basta. Perché dovrei parlare del Pascoli "riminese"? Per averne scritto parecchio? Ma chiamate chi ha copiato dai miei scritti senza citarmi. Oltretutto è donna, e dicono che sia bella. "Che volete di più dalla vita", rompiballe?


Sorriso

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26 juillet 2009 7 26 /07 /juillet /2009 15:59
La notizia è stata data ieri sera da una tv locale, VGA. Alcuni giovani riminesi, di famiglia perbene, si "divertivano" dando la caccia ai trans.

Severi_rimini_stampa In un caso, avrebbero addirittura usato l'alcool per scherzare col fuoco, come già era successo per mano di altri ragazzi, nel novembre 2008. Quando un clochard, Andrea Severi, 44 anni, fu avvolto dalle fiamme mentre dormiva sopra una panchina.
In un altro blog, sotto il titolo "Divertirsi uccidendo?", scrissi un commento che riproduco qui in fondo.

Davanti all'episodio presentato ieri dalla tv locale, viene il dubbio che il concetto di "divertimento" questa volta sia insufficiente, e debba essere sostituito da qualcosa di ancora più grave, come la volontà di realizzare "ronde" anti sesso, non per passare il tempo ma per ripulire le strade dal "vizio".

Nel qual caso, scatterebbe inevitabile anche il discorso sull'imitazione politica di tanti discorsi fatti dagli adulti in questi ultimi tempi.


ARCHIVIO:

25 novembre 2008, Divertirsi uccidendo?

L'hanno fatto per "divertirsi". Tentato omicidio di un barbone con le fiamme...
Discutete pure della crisi dei valori, del vuoto di questa società, e di tanti bei temi da intellettuali come li chiamano nella mia città (Rimini, il luogo dove tutto ciò è accaduto). Ma io non ci credo. Non credo che a quel "vuoto" declamato non corrisponda un'idea, un'immagine. Un progetto. Per cui si disprezza un altro uomo e si cerca di ucciderlo soltanto perché è un clochard.
L'uomo è un animale politico. Che a vent'anni si dichiari che ci si voleva soltanto divertire, forse è semplicemente il comodo paravento per nascondere le scelte dell'animale politico.
Avallare quelle dichiarazioni significa prendere una scorciatoia per negare le evidenze.
A vent'anni i giovani normali si "divertono" altrimenti. Tirare petardi ad un poveraccio e poi dargli fuoco, è qualcosa che il mondo adulto dovrebbero leggere con un occhio meno rassegnato al verbale di polizia.


11 novembre 2008, La prova del fuoco


La foto si riferisce al caso di Andrea Severi, fonte "Stampa".

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25 juillet 2009 6 25 /07 /juillet /2009 10:29
Alle 22.45 del 25 luglio 1943 l'Eiar trasmette la notizia della caduta di Mussolini. Il duce è stato arrestato alle 17 all'uscita da un breve colloquio con Vittorio Emanuele III a Villa Savoia sulla via Salaria. Fatto salire dai regi carabinieri a bordo di un'ambulanza, è trasferito a Ponza, poi tradotto alla Maddalena ed a Campo Imperatore sul Gran Sasso. Quel pomeriggio tra i soldati ignari trasportati all'improvviso dalla Cecchignola a presidiare l'immenso parco di Villa Savoia, c'era il romagnolo Gino Pilandri. La mattina dopo, ha ricordato Pilandri a Bruno Ghigi, il re «piccolo, traballante, sorretto da due ufficiali perché non scivolasse nell'erba», andò a distribuire tavolette di cioccolata ai militari rimasti in servizio per tutta la notte.

Il 25 luglio '43 segna un cambiamento radicale nella storia italiana. Partiamo da questa data per ricostruire le vicende dei «giorni dell'ira», i terribili dodici mesi che vanno dal settembre '43 al settembre '44, vissuti a Rimini ed a San Marino. 26 luglio '43: «Molta gente che non aveva sentito la radio o letto i giornali, era uscita di casa ignara di quanto accaduto, portando come al solito il distintivo del fascio all'occhiello della giacca». [V. Reffi] Comincia la caccia alle ex camicie nere. Mentre percorre via Garibaldi viene picchiato a sangue con uno zoccolo in testa da cinque persone Giuffrida Platania, un «acceso fascista» che «non sapeva darsi pace», ben noto in città.

La stessa mattina alcuni sammarinesi s'incontrano a Rimini nello studio del dentista dottor Alvaro Casali, allo scopo di organizzare una manifestazione per indurre il governo di San Marino alle dimissioni. Tra 27 e 28 luglio sono arrestati alcuni esponenti del fascismo riminese: Giuffrida Platania, Perindo Buratti, Eugenio Lazzarotto, Giuseppe Betti e Valerio Lancia (che era stato anche il federale della città). Li libereranno i tedeschi il 13 settembre. Racconterà Buratti: «Il 27 o 28 luglio del '43 andai a Roma. Mi accompagnai col capitano dei carabinieri Bracco che da Rimini era stato trasferito a Roma... Quando, dopo una decina di giorni, tornai, il mio amico e fascista Motta, commissario di PS mandò un agente a casa mia -abitavo in piazza Malatesta- a vedere se c'ero. E poiché c'ero mi mandò a dire che andassi da lui. Non temessi: era un amico e un fascista. E mi mise in galera. Per protezione, mi disse».

Qualche altro personaggio in vista cerca raccomandazioni per il futuro, presso gli antifascisti. È il caso dell'avv. Salvatore Corrias, dell'Istituto di Cultura fascista, che va a trovare il socialista Mario Macina, padre di quell'Ennio picchiato quattro anni prima dal pugile Benito Totti per aver denigrato il passo romano con movenze frivole. Corrias è il primo a fare discorsi antifascisti in piazza.

[Questa pagina appartiene al volume di Antonio Montanari, "I giorni dell'ira, Settembre 1943-settembre 1944 a Rimini e a San Marino", che si può leggere integralmente o scaricare da questo link.]
Giorni dell'ira, 1943-44 a Rimini e San Marino
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23 juillet 2009 4 23 /07 /juillet /2009 19:23
Il post di questa sera, "Stupro, balla razzista" è segnalato in home dalla "Stampa". Il testo si legge anche in questo blog.
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23 juillet 2009 4 23 /07 /juillet /2009 16:17
Ha avuto ragione il sindaco di Rimini. Lo stupro dell'olandesina compiuto da due africani, è una balla. Oltretutto razzista. Il guaio è che essa è stata fatta circolare prima che i fatti fossero accertati nella loro realtà.

Il sindaco aveva sostenuto ieri: "...nel caso in cui l’episodio si sgonfiasse, sarebbero opportune parole chiare da parte della Prefettura di Rimini". Le aspettiamo anche noi. Ricordando tristemente che proprio da Rimini tanti anni fa prese avvio la tragedia che ha un nome noto a tutti, "la banda dell'Uno bianca" con cinque poliziotti che uccisero 24 persone, tra cui un tunisino, Fathi Ben Massen, alla discoteca Blue Line di Rimini, frequentata da extracomunitari. Era il 19 dicembre 1990.

Al proposito, rimando ad un mio testo scaricabile liberamente, dove appare il brano che riporto di seguito.

Al racket è legata una vicenda di cronaca nera del 3 ottobre 1987, con il ferimento di tre poliziotti: Antonio Mosca (39 anni), Luigi Cenci (25) ed Addolorata Di Campi (22). Mosca muore nel 1989 in seguito a quelle lesioni. Si scoprirà che l’episodio reca la firma della banda della "Uno bianca": 103 delitti, 24 morti dal 1987 al 1994, con autori sei banditi di cui cinque poliziotti. Tre sono i fratelli verucchiesi Savi: Roberto (capo-pattuglia a Bologna), Fabio (camionista ma aspirante agente di Pubblica sicurezza) ed Alberto in servizio al Commissariato di Rimini. (Forcellini 1995, pp. 9-13) Il sostituto procuratore di Rimini Roberto Sapio fu «il primo a sostenere (non creduto)» che la banda fosse composta di gente in divisa, mentre a Bologna grazie ad alcuni pentiti s’incolpavano e condannavano 32 malavitosi catanesi, o si tiravano in ballo noti camorristi (Provvisionato 2003, p. 236). Dopo la rapina della stessa banda alla Coop delle Celle (31 gennaio 1988) con una guardia privata uccisa, il questore di Forlì rassicura la città: Rimini non è Palermo.

Una sintesi si trova in questa pagina:

1996. Attenzione puntata ancora sul processo ai fratelli Savi. Fabio accusa la ex amante, Eva Mikula: ha fatto la nostra cassiera, dice, ci ha accompagnato nei sopralluoghi e ha guidato le auto nelle fughe. La Mikula viene quindi accusata di alcune rapine. Ma se la caverà, come succede anche a Pesaro dove l’imputazione riguarda il concorso in omicidio. Unica condanna, quella del tribunale bolognese dei minorenni: un anno e due mesi per aver fatto da interprete tra i Savi ed un trafficante ungherese d’armi.

Un testimone, ex ispettore di Polizia, rivela di aver saputo da Alberto Savi che dietro la loro banda c’erano i servizi segreti. Lyubisa "Manolo" Urbanovic , del quale ci siamo occupati nelle cronache del 1990, sostiene di esser stato liberato dal carcere di Rimini in quell’anno, grazie all’aiuto dei poliziotti della "Uno bianca".

Il processo riminese alla banda dei Savi si conclude con la condanna all’ergastolo per tutti i tre fratelli, e tredici anni per Pietro Gugliotta.



[23.07.2009, anno IV, post n. 211 (931), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it

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22 juillet 2009 3 22 /07 /juillet /2009 19:18
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