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14 juin 2009 7 14 /06 /juin /2009 18:18
SorrisoLeggo sulla "Stampa" di stamani una nuova rubrica affidata ad Anna Masera, "La cucina dei giornali". E mi torna in mente un mio fascicoletto del 1991 preparato per una redazione locale che aveva organizzato un corso di giornalismo: s'intitolavano appunto, quelle pagine, "La 'cucina' ovvero il lavoro redazionale".

Poi con molta eleganza, di quel titolo si sono impossessate altre persone ed altre istituzioni. Comunque ho saputo che la mia piccola fatica ha continuato a circolare, con una differenza da nulla, ovvero la cancellazione del nome dell'autore, il sottoscritto.

Alla mia "cucina"...
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23 mai 2009 6 23 /05 /mai /2009 11:24
Alla pagina "Tra Rimini e Manchester" è stata aggiunta questa citazione:

Nicolò di Lira
(1270-1349): "La Postille sur toute la Bible du franciscain Nicolas de Lyre (vers 1270-1349) est l’un des commentaires les plus importants et les mieux diffusés de l’Écriture. Recueillant l’ensemble des traditions exégétiques antérieures et y ajoutant une utilisation considérable de l’exégèse juive, fondée sur une réelle connaissance de l’hébreu et des textes rabbiniques, Nicolas de Lyre procure un instrument de grande qualité pour l’étude de la Bible, même si les contestations (d’ordres très divers) se font bientôt entendre. Mais Nicolas de Lyre n’est pas seulement un bibliste : il participe activement aux discussions théologiques de son époque et renouvelle la polémique". [Louis Burle, Colloque Nicolas de Lyre, 10.04.2009].

Scheda tecnica Nicolò di Lira (1270-1349) in una nuova pagina su "Idoo" nella sezione dedicata alla "Biblioteca malatestiana di Rimini".

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17 mai 2009 7 17 /05 /mai /2009 16:08
La presentazione del saggio «Cleofe Malatesti, una sposa per Bisanzio» di legge da questa pagina (inserita oggi 17 maggio 2009).

La storia di Cleofe Malatesti di Pesaro, educata a Rimini da Carlo Malatesti, rivela il grande ruolo avuto dalla famiglia dei Malatesti nella storia dell'Europa e della Chiesa di Roma all'inizio del XV secolo.

Il testo si può scaricare gratuitamente da questo link o leggere in questa pagina su questo stesso blog.

All'indice sulle pagine dedicate ai Malatesti in "Riministoria"
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15 mai 2009 5 15 /05 /mai /2009 10:36
In un lungo articolo dedicato alla presenza di San Francesco a Rimini (sul settimanale "il Ponte" datato 17 maggio), padre Giambattista Montorsi parla anche della biblioteca malatestiana che si trovava proprio presso il convento riminese di San Francesco.

Riporto il passo relativo a questa biblioteca.


"La presenza dei francescani, con il passare dei secoli, fu messa in particolare evidenza dalla biblioteca. Vedi «Biblioteca malatestiana di S. Francesco. Notizie e documenti» ("Il Ponte", 9 aprile 2006) di Antonio Montanari.
Il progetto di costituire una biblioteca aperta al pubblico e utile soprattutto agli studenti poveri, è stato realizzato nel 1430 per iniziativa di Galeotto Roberto Malatesti.
Dagli storici si parla di un’intensa attività libraria riminese dopo il 1430 e prima del 1452, quando viene aperta la biblioteca di Cesena. Questa attività è facilmente collegabile alla esistenza della biblioteca dei Malatesti presso il convento di San Francesco di Rimini.
Nel 1455 Roberto Valturio completa il suo De re militari, dove si legge dei «moltissimi volumi di libri sacri e profani, e di tutte le migliori discipline» donati da Sigismondo alla biblioteca del convento di San Francesco. Sempre Valturio nel 1475 lascia alla stessa biblioteca i suoi volumi. Montanari ricorda «Sono testi latini, greci, ebraici, caldei ed arabi che restano quali tracce del progetto di Sigismondo per diffondere una conoscenza aperta all’ascolto di tutte le voci, da Aristotele a Cicerone, da Aulo Gellio al Lucrezio del “De rerum natura”, da Seneca a sant’Agostino, sino a Diogene Laerzio ed alle sue “Vitae” degli antichi filosofi».
Da un documento pubblicato da Angelo Battaglini nel 1794 veniamo a sapere che nel 1475 esisteva già una libreria del convento di San Francesco, era diventata copiosa a spese di Sigismondo, ed era posta al piano terreno, luogo non adatto per conservare libri. Nel 1490 avvenne il trasporto della «celebre» biblioteca francescana «a più conveniente luogo», secondo le disposizioni di Valturio
Nel Sito riminese di Raffaele Adimari, stampato a Brescia nel 1616, si legge che presso il convento dei Conventuali esisteva una «sontuosa, et buona libreria». All’inizio del secolo XVII Antonio Bianchi scrive che «della preziosa libreria, che i Malatesti, per conservarla ad utile pubblico, avevano dato in custodia ai frati di San Francesco», restano soltanto quattrocento volumi per la maggior parte manoscritti".



Alla pagina speciale con altre notizie sulla biblioteca malatestiana di Rimini in San Francesco.
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14 mai 2009 4 14 /05 /mai /2009 17:07
Di Pietro sa non sa che la sua rappresentanza politica in Consiglio comunale a Rimini è dipesa soltanto dal fatto che sulle lista del sindaco eletto sono confluiti voti del centro-destra che lei giustamente combatte?
Per cortesia risponda: sa o non sa? Sa che Forza Italia nel 2006 alle comunali perse il 52,13% dei voti, mentre AN salì del 16,26 a tutto vantaggio anche della partecipazione del suo partito, on. Di Pietro, alla giunta comunale di Rimini?

Abbiamo già scritto qui che una sua candidata, Karen Visani, è finita assessore comunale soltanto con ben 95 preferenze raccolte su 142 seggi dove Idv ha registrato 2.910 voti. Ovvero la signorina era sconosciuta persino al suo elettorato.

Oggi aggiungiamo una perla "domestica" appena scoperta sul web, nel blog regionale del suo partito. Dove la Visani è accusata di aver detto cose non gradite.

Riproduciamo da un pezzo di Diego Sapigna: "Sono rimasto sorpreso e deluso dalle affermazioni del nostro assessore del Comune di Rimini Karen Visani, la quale crede che le donne non facciano figli perché affette dalla “Sindrome di Peter Pan” (affermazione rilasciata in un’intervista unitamente all’assessore Stefano Vitali, al quotidiano Il Resto del Carlino). Da tempo noi iscritti dell’Italia dei Valori chiediamo un incontro con i nostri eletti del comune di Rimini ma ciò non ci è mai stato concesso. Non sono venuti neppure ad aiutarci a sostenere il partito durante la campagna elettorale per le elezioni nazionali della primavera 2008 e non ci informano in alcun modo del loro operato. Abbiamo contatti con i nostri rappresentanti regionali e nazionali ma non con i nostri rappresentanti locali".

Ecco, anche su questo aspetto sarebbe utile conoscere il suo parere, on. Di Pietro. Però, dato che siamo in Italia, non restiamo in fiduciosa attesa. Anche lei potrebbe accusarci di essere mossi da invidia ed odio, come Palazzo Chigi ha fatto oggi con "Repubblica"? Ci auguriamo di no.

[14.05.2009, anno IV, post n. 139 (859), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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12 mai 2009 2 12 /05 /mai /2009 11:00

1233860007538_05 Antonio Castronuovo è una firma conosciuta. Scrittore e direttore della rivista di cultura romagnola «la Piê», come studioso de futurismo nella nostra regione ha appena pubblicato «Avanguardia balneare: figure e vicende del futurismo a Rimini» (Editrice La Mandragora, euro 15).

E’ un testo che interessa per vari motivi che ben emergono dalle parole del suo autore.


Una prima curiosità nasce proprio dal titolo: perché chiama «balneare» il futurismo riminese?

«Più che di futurismo in senso stretto, si può parlare per Rimini di ardori e pungoli d’avanguardia, che essendo inoltre concentrati nei periodi estivi mi hanno suggerito il titolo del volumetto. In ogni caso, se anche non ci fu una vera stagione futurista riminese, il fenomeno attraversò la città dal 1909 agli anni Venti, e assunse l’aspetto di una sorta di calda euforia, più spensierata e goliardica che seriamente futurista. In ogni caso questa euforia s’instradò lungo un tragitto di modernità culturale e, per quanto marginalmente, contribuì allo svecchiamento della cultura locale, favorì il processo di abbattimento degli ultimi languori romantici. È la ragione per cui ho ritenuto che il fenomeno andasse pubblicizzato e storicizzato».


Non pochi furono i personaggi che concorsero all’avventura, e non pochi gli strumenti giornalistici che ne furono coinvolti…

«Tra le figure che appaiono in questa storia sta in primo luogo Addo Cupi, la vera levatrice del futurismo riminese. Poi Benso Becca, Giacomo Donati e altri. Anche Luigi Pasquini ebbe inclinazioni futuriste e qualcosa fece per il movimento, come oggi testimoniano alcuni documenti del suo bel fondo archivistico presso a Biblioteca Gambalunga. Il futurismo riminese è fondamentalmente un’avanguardia di carta, fatta di articoli e libelli. Le riviste che si fecero portatrici dei messaggi di avanguardia furono perlopiù gazzette balneari, come “Il Gazzettino Azzurro” e “Il Pesceragno”, ma ci furono anche strumenti pubblicistici speciali, come “Ohè..Hop!” e “L’Arco”, entrambi pezzi molto rari... Non mancò nel futurismo riminese un momento, per così dire, di “alta filosofia”, vale a dire il movimento del “dinamismo” ideato da Donati, che produsse anche un manifesto, forma espressiva amata dai futuristi. Ma tutto si spense lasciando ben poca brace».


Il futurismo riminese è ben documentato? Con quali materiali si è confrontato?

«Ho voluto scrivere il libro perché quest’anno, come è a tutti noto, è il centenario del futurismo, un centenario già gravato da polemiche, scatenate dall’incapacità del Comitato scientifico nazionale di organizzare un evento unitario, che desse un’idea complessiva di questa grande avanguardia tutta italiana.

Eppure io credo che non fosse possibile dare tale idea unitaria: il futurismo assume sapore a contatto con le periferie, ed è dunque logico e corretto far emergere le cose che sono state fatte, appunto, nelle tante città italiane toccate dal movimento. Ecco perché, dopo aver prodotto negli anni scorsi studi sui futurismi di varie città romagnole, ho voluto ora concentrarmi su Rimini e Ravenna (città in cui sto organizzando una mostra e un catalogo).

Ciò premesso, il futurismo riminese era già stato ampiamente studiato, da Ennio Grassi soprattutto, con saggi e libri dei quali sono ampiamente debitore. Diciamo che ho semplicemente confrontato gli studi già esistenti con i documenti originali, andandoli a guardare, leggere e copiare soprattutto alla Gambalunga (“L’arco” invece l’ho trovato solo alla Saffi di Forlì).

Ne è venuto fuori un libretto agile, che ho voluto stampare a tiratura limitata e con una copertina un po’ “gridata” – come futurismo comanda – ma senza rinunciare alla scientificità della struttura, con tanto di bibliografia ragionata e una appendice che riproduce un lungo articolo di Giacomo Donati, “L’iconoclastia nuova”.

Spero che questo lavoro, certamente non molto importante, possa se non altro servire ad attrarre un po’ di interesse dei riminesi verso un pezzetto del loro passato. In fondo, tutte le cose narrate nel libro, sono state combinate da loro!...».

Una annotazione sull’immagine. Il primo manifesto futurista appare nella Gazzetta dell'Emilia il 5 febbraio 1909, poi uscì il 20 dello stesso mese su “Le Figaro” a Parigi. Fonte immagine, “Repubblica di Bologna”.

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11 mai 2009 1 11 /05 /mai /2009 18:05
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11 mai 2009 1 11 /05 /mai /2009 18:01
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11 mai 2009 1 11 /05 /mai /2009 17:15

Sta per uscire a cura di Fosco Rocchetta un volume che parla del turismo a Riccione nell’estate del 1894.

“L’idea mi è venuta anni fa, dopo aver ritrovato presso le Raccolte Piancastelli della Biblioteca comunale di Forlì, un numero unico, dedicato interamente a Riccione. Pensai che la sua riproduzione, integrata da altri documenti, da note esplicative ed immagini della fine dell’Ottocento e degli inizi del Novecento, potesse rappresentare un contributo alla conoscenza di una età poco nota al grande pubblico. E’ l’età a cui risalgono le origini di quell’«industria dell’ospitalità», che costituirà la base portante dell’economia riccionese, nonché uno degli elementi fondanti della sua identità”.

Su questa Riccione dell’altro ieri, Rocchetta aggiunge: “Nel volgere di pochi lustri a partire dall’ultimo trentennio del XIX secolo, un’arida ed inospitale landa sabbiosa, grazie alla tenacia e laboriosità dei suoi abitanti, si trasformerà in un centro balneare rinomato a livello internazionale. Il giornaletto estivo, si lega a quel fenomeno, diffuso tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, d’un intenso pullulare di pubblicazioni redatte e poste in vendita tra la borghesia del tempo, al fine di raccogliere fondi in favore di iniziative benefiche. Protagonisti, erano gli stessi proprietari dei villini che a Riccione nel 1894 avevano raggiunto le sessanta unità”.

Tra gli ospiti di Riccione, c’erano, aggiunge Rocchetta, “illustri uomini politici, come Ruggero Bonghi, ministro della Pubblica Istruzione e scrittore, psichiatri di chiara fama, quali Clodomiro Bonfigli ed Augusto Tamburini, dame dell’alta borghesia e nobiltà, tra le quali Laura Acton in Camporeale, moglie in seconde nozze dello statista bolognese Marco Minghetti”. Questi personaggi, “con fantasia e creatività, si cimentavano in commedie, concerti e giochi, con lo scopo di allietare le serate della comunità dei bagnanti. Alcuni sono resi vivi da simpatiche caricature, che rimandano a quel clima di gaiezza, di mondanità e di fiducia nel futuro, che fu proprio della Belle époque”.




E poi ci sono le figure locali… “… i conti Giacinto Martinelli e Felice Pullè, Sebastiano Amati, che aprirà nel 1901 il primo albergo di lusso, il raffinato cameriere “Serafino”, ed ancora Maduron e Scucera, soprannomi, con cui ancor oggi, vengono identificati, simpaticamente, i membri di alcune famiglie”.

Risalta su tutti “don Carlo Tonini, che aveva visto coronarsi il sogno della fermata del treno al casello n. 120, e che deve ritenersi uno dei principali artefici del riscatto dell’antica borgata di pescatori”.


Guardiamo a questo numero unico: “Tra i giochi, le vignette ed i disegni che adornano il numero unico”, spiega Rocchetta, “suscita particolare tenerezza, quella che rappresenta un carro condotto da buoi, su cui venivano trasportati i fanciulli scrofolosi dal vecchio Paese al mare, prima della costruzione di specifiche strutture sanitarie, gli ospizi marini, in cui saranno accolti bambini provenienti da varie città della Lombardia, dell’Emilia e della Romagna, bisognosi dei bagni”.

Il volume, intitolato “Riccione estivo, agosto 1894. Origini del turismo riccionese al tempo della Belle époque”, è edito dal Comune di Riccione, e sarà presentato giovedì 28 maggio, alle 21.15, presso il Palaterme di Riccione (viale Torino, 4).


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10 mai 2009 7 10 /05 /mai /2009 15:01
Un perfetto ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesti ci è offerto da Bernd Roeck e Andreas Tonnesman in "Federico da Montefeltro. Arte, stato e mestiere delle armi" (Einaudi, aprile 2009), traduzione a cura di Sylvie Accornero di un testo apparso a Berlino nel 2005.
In un breve resoconto come il nostro, si può soltanto segnalare la rivalutazione del personaggio riminese, in passato ampiamente diffamato da Jacob Burchardt sulla scia di Pio II.

Burchardt aveva definito Sigismondo Pandolfo Malatesti come "delinquente" ed "audace pagano" (p. 112).
In questo nuovo testo (p. 114) invece giustamente si scrive che "le accuse che bollarono Sigismondo come eretico e pagano blasfemo erano del tutto campate in aria".

Sul Tempio riminese, leggiamo che alla sua origine c'è "un cristianesimo impregnato di erudizione antiquaria e di idee neoplatoniche. che si potrebbe definire di avanguardia". Infatti tale forma di cristianesimo anticipa un genere iconografico poi entrato a far parte della cultura religiosa della Chiesa romana (p. 114).

Circa l'origine di Sigismondo, lo si definisce figlio di "un'amante ignota".
Se la traduzione vuol significare che sua madre era un personaggio sconosciuto rispetto alle altre famose donne malatestiane del Quattrocento, il discorso fila.
Se invece sottintende che non se ne conosce il nome, va precisato che si tratta di Antonia da Barignano.
Antonia dette a Pandolfo III Malatesti anche un secondo figlio, Domenico (il quale si farà chiamare Malatesta Novello), nato sedici mesi dopo Sigismondo.

Nel 1421 Pandolfo III perde la signoria di Brescia, e decide di affidare Sigismondo e Domenico al proprio fratello Carlo Malatesti di Rimini, marito di Elisabetta Gonzaga.
Pandolfo III fa base a Fano e diventa capitano generale della Chiesa (1422) e di Firenze (1423), prima di morire a 57 anni il 4 ottobre 1427, durante un pellegrinaggio a piedi da Rimini a Loreto.

Sigismondo e il fratello sono educati personalmente da Elisabetta Malatesti.
Defunto Carlo (14.9.1429), il ruolo di Elisabetta nella vita di Sigismondo e Novello diventa ancor più fondamentale.
Carlo nel 1428 li ha fatti legittimare da Martino V, assieme al loro fratellastro Galeotto Roberto (1411-1432, nato da Allegra dei Mori). Nello stesso 1428 Galeotto ha sposato Margherita d’Este, figlia di Nicolò III signore di Ferrara.

Di Antonia da Barignano possiamo ipotizzare una silenziosa presenza accanto ai figli sino alla scomparsa di Elisabetta Gonzaga (1432). Se tollerata ed accettata, oppure soltanto ignorata, le cronache tacciono. Forse Elisabetta non volle privare Sigismondo e Novello della vicinanza della madre, che non considerava in contrasto con il proprio ruolo. Ad Antonia la cura degli affetti più intimi, a lei quella degli affari pubblici. Non un compromesso, ma un equilibrato progetto politico.

Alle due dame non dovettero far velo né gelosie né egoismi. Lo scopo era eguale per entrambe, far grandi i due fanciulli sbalestrati da Brescia a Rimini in quella corte che si offriva quale «magistra vitae», con le disavventure presenti ed i successi passati. In essa i due giovani eredi maturano tramite le conversazioni con i dotti di passaggio, ed i libri letti e commentati assieme ai famigliari. Con una naturalezza nata dal desiderio di affinare gli intelletti alle prove future.

Nel testo di cui stiamo riferendo, a proposito della biblioteca di Federico da Montefeltro si scrive che costui "fu tra i primi" ad aprirne una al pubblico: "si trattava di una strategia nuova che si rivelò vincente a lungo termine, perché rompeva risolutamente con l'idea superata di monopolio della conoscenza detenuto dai monaci e instaurava un'alleanza tra cultura, vita pubblica e potere. Da un lato faceva l'interesse degli umanisti, dall'altro corrispondeva al bisogno di legittimazione del sovrano moderno" (pp. 154-156).
Al proposito si cita la biblioteca malatestiana di Cesena ma non quella di Rimini, (*) dimenticata non dagli studiosi stranieri ma proprio da quelli locali che non l'hanno mai valorizzata.

Antonio Montanari
© RIPRODUZIONE RISERVATA

(*) Chi è interessato a ricevere il nostro testo "Novello Malatesti, scolaro a corte. Educazione umanistica e suo progetto della Biblioteca Malatestiana di Cesena", può scriverci all'indirizzo indicato nel blog. E' disponibile la versione aggiornata con un’appendice sulla BIBLIOTECA MALATESTIANA DI SAN FRANCESCO A RIMINI, la prima biblioteca pubblica d’Italia, che servì da modello ideale a Novello Malatesti per la gloriosa istituzione cesenate.




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