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11 novembre 2008 2 11 /11 /novembre /2008 17:46
Gli hanno dato fuoco, di notte, mentre dormiva sopra una panchina, vicino alla chiesa della Colonnella, all'ingresso sud di Rimini, nella zona dove c'è anche il Palazzo di Giustizia, a due passi verso l'entroterra.

E' un barbone. "Abitava" così da tanti anni in città. Diciamo una ventina? Mi telefona un amico e collega: "Allora era un ragazzo, moro, un po' tarchiato. Si diceva che nei giardinetti dell'Ausa (stava a metà strada fra l'Arco e la vecchia fiera sull'antica statale per San Marino) facesse anche da informatore della polizia e che per questo ogni tanto fosse riempito di botte da nordafricani e compagnia varia".

Lo choc di oggi dipende da tanti fattori di contorno. La caccia al "diverso" è uno sport molto praticato da troppi leader politici.

C'è un altro lato ancora più oscuro ed inquietante. Tutto locale. Talora hai l'impressione che a Rimini la gestione dell'ordine pubblico sia non troppo attenta a curare certe piaghe che poi si sviluppano ed incancreniscono, provocando pensieri violenti verso immigrati o barboni. Qualcuno alla fine dai pensieri passa alle azioni.

Siamo circondati da questuanti, in pieno centro cittadino, che fanno i pendolari da Ferrara e da Ancona. Non puoi parcheggiare a pagamento in pieno centro, senza sentirti chiedere "minacciosamente" un pizzo da uomini di colore contro cui hanno inviato denuncia i commercianti ed i residenti della zona qualche giorno fa. ("Nella caserma dei carabinieri sono arrivate diverse denunce da parte degli automobilisti per aver trovato la macchina sfregiata", scrive "NewsRimini" proprio di oggi, intitolando "Esposto dei commercianti contro il racket dei nigeriani".)

Nello scorso agosto presidente della Provincia e sindaco di Rimini si sono detti notevolmente preoccupati per notizie che "configurano un quadro di infiltrazione malavitosa in diversi settori del tessuto economico-imprenditoriale".

Scrissi una lettera ad un giornale locale per dimostrare che il problema non è nuovo, come documentano alcuni dati "storici". Che poi elencavo. La mia lettera non è stata pubblicata.

Non limitiamoci a compiangere la sorte del barbone aggredito con le fiamme. Analizziamo il contesto politico nazionale. Ed il modo di vivere di certi sottoboschi urbani. Su cui è sempre intervenuto don Oreste Benzi, aiutando e salvando molte persone.
Ma la carità non basta, ci vuole la presenza delle forze dell'Ordine, non delle ronde padane, per controllare il territorio. Forze sempre più insufficienti per decisioni romane...

I dati "storici" a cui accenno sopra sono gli stessi che ho pubblicato qui sopra nel post "Cemento 'armato'", e che ripresento di seguito.

Nel 1993 il presidente dell’Antimafia, Luciano Violante, dichiara: "La mafia in Riviera ha vestito i panni puliti della intermediazione finanziaria, ma è ben presente". Gli usurai hanno "i colletti bianchi": a gennaio sono stati eseguiti nove arresti, e quattro società dal credito ‘facile’ sono finite sotto inchiesta con l’accusa di truffa ed associazione a delinquere.
Nel 1994 il prof. Giancarlo Ferrucini, occupandosi del "balletto dei fallimenti", ipotizza che vi sia interessata anche la mafia, con quelle infiltrazioni denunciate dalla Commissione parlamentare antimafia, che "potrebbero attecchire più facilmente nei settori dell’abbigliamento e della ristorazione, dove fra l’altro si verificano frequenti turn over nella titolarità delle aziende".
Nello stesso anno il senatore Carlo Smuraglia, estensore per la Commissione antimafia del dossier sugli insediamenti mafiosi in "aree non tradizionali", spiega che "in Romagna è ben presente la mafia che lavora in camicia e cravatta, quella che è più difficile" da combattere rispetto a quella che spara e prepara stragi.
Sempre nel 1994 la sezione riminese della "Rete" che fa capo a Leoluca Orlando, in occasione dell’assemblea nazionale tenutasi a Riccione, lancia pesanti accuse alle Giunte di sinistra che avrebbero sottovalutato il fenomeno mafioso in Romagna.
Dicembre 2005, infine. Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso spiega: anche per Rimini vale il principio che il denaro si accumula al Sud e si investe al Nord.

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Published by antonio montanari - dans Rimini
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Alberto Cristofano 19/11/2008 18:10

Lettera pubblicata dal "Corriere di Rimini" del 19 novembre 2008. La si può leggere nel mio blog "Rimini sottovoce"Per il barbone andato a fuoco non ci siano "scandalizzati" dimenticando che "i bimbi immigrati vanno a scuola", come afferma l'on. Elisa Marchioni nel suo intervento di domenica 16 su "Rimini e la cultura".Per quel giovane aggredito in maniera così terribile, oltre che scandalizzati ci siamo preoccupati. Perché in primo luogo ha corso il rischio di essere ucciso (e questo è un dato di fatto che dovrebbe superare ogni altra considerazione), e poi perché il gesto riminese potrebbe rispondere ad un certo clima politico. Che abbiamo visto materializzarsi qualche giorno dopo a Bologna contro dei giovani colpevoli di girare "vestiti da comunisti".Niente di personale, per carità, nei confronti della on. Marchioni. Ma soltanto il desiderio di parlare della città. Sì, Rimini sarà pure brontolona. Ma se volessimo discutere sul serio dei problemi che l'affliggono, allora dovremmo partire da dati di fatto sui quali i nostri politici hanno le loro ben precise responsabilità.Soltanto un esempio. Il ponte di Tiberio sta lì a dimostrare 40 anni di errori compiuti nella gestione della cosa pubblica. Ma questo i nostri amministratori non lo vogliono sentir dire. Siamo disfattisti, fannulloni, maldicenti se esponiamo i dati di fatto? Ebbene sì, purtroppo. Per cui i predicozzi come quello che ci è stato gentilmente fornito dalla on. Marchioni, corrono il rischio di apparire come tentativi di inutile divagazione dal binario della verità effettuale.Alberto CristofanoRimini

antonio montanari 19/11/2008 18:16


Voglio aggiungere una nota già apparsa sul web e relativa a due anni fa. Su come non funziona l'ordine
pubblico a Rimini.


L'estate scorsa si erano dimenticati un cadavere in cella frigorifera all'obitorio, e ne cercavano due in mare e lungo il fiume...
Adesso sapevano qualcosa dai vicini (cattivo odore...) di una casa in cui abitava una vecchia madre con due figli assistiti dai servizi psichiatrici.

Dopo ferragosto i vigili sono andati, i figli hanno resistito nel silenzio.
Ieri i medici ci hanno riprovato, dopo altre sollecitazioni dei vicini (quel cattivo odore...) e con l'aiuto della polizia.

Morale della favola. La povera mamma era già uno scheletro. I figli aspettavano la resurrezione del suo corpo. Le autorità competenti forse anche loro.