Présentation

Dal 1999

il-rimino-copie-1.jpg
Dimanche 18 mai 2008

Blogtortora2 Per non dimenticare Enzo Tortora a venti anni dalla sua morte, alle cose scritte nel post precedente, aggiungo la citazione di altri testi pubblicati su questo blog.

Parto dal pezzo intitolato "Giustizia miope" (ovvero "il Paese degli Azzeccagarbugli"), che riproduco interamente, restando ancora attuale il suo contenuto:


Dovrebbe essere cieca come la fortuna. Ma la Giustizia italiana appare miope. Non vede bene, quando guarda in faccia a qualcuno. Le sfugge il quadro d'assieme, per cui viene a mancare al suo compito.
È tardiva, lenta, incerta, contorta, non è giusta la nostra Giustizia. Riforma e controriforma, leggi vecchie e disposizioni nuove, tutto alimenta il sacrosanto giro autoreferenziale di chi detiene un Potere, e lo esercita non a vantaggio della collettività ma del Potere stesso.
Le due classi nobili della Giustizia, magistrati ed avvocati, si passano la palla, recitano la stessa commedia umana. Il dramma degli imputati che non hanno né soldi né alleanze di potere non interessa a nessuno. Ed allora non chiamiamola Giustizia, ma burocrazia della legge penale.
La Giustizia italiana è un labirinto in cui sopravvive soltanto chi, magistrato o avvocato, conosce le strade per uscire dallo stesso labirinto, ed accompagna chi «può» essere accompagnato. Gli altri sono numeri e non persone.
L'Italia resta pur sempre il Paese degli Azzeccagarbugli, alcuni con la toga da magistrato, altri con quella d'avvocato. Siamo ad uno stadio storico che esisteva prima di Beccaria, prima del 1789, prima del mondo moderno. Siamo in un eterno medioevo. Ahinoi.


Ci fu un commento a cui aggiunsi due righe di risposta, in "Giustizia miope/2".

Il 6 settembre 2007 pubblicai "Sabani come Tortora", ed il 4 dicembre successivo "Enzo Biagi ed Enzo Tortora". Riprendo un brano da quest'ultimo.

Biagi «fu il primo a lanciare un appello in suo favore al grido di “E se Tortora fosse innocente?”».
Biagi scrisse: «Mentre voi leggete questo articolo, Enzo Tortora è a colloquio con i giudici: sapremo poi, con più esattezza, di quali reati è incolpato, o meglio di quali deplorevoli fatti si sarebbe reso responsabile. Fino all'ultima sentenza, per la nostra Costituzione, stiamo parlando di un innocente. Invece, in ogni caso, è già condannato: dalla riprese televisive, dai titoli dei giornali, dalla vignetta del pappagallo che finalmente parla e dice: “Portolongone”, dal commento senza carità di quello scrittore che afferma: “in qualunque maniera vada, è finito per sempre”. O dell'altro che annota, seguendo la cronaca: “tempi durissimi per gli strappalacrime”».

[Anno III, post n. 145 (522), © by Antonio Montanari 2008]

par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
ajouter un commentaire commentaires (0)    recommander
Dimanche 18 mai 2008

TravaglioDietro Travaglio c’è di più.
C’è di più di una semplice apparizione televisiva giudicata eccessiva da molti (ma non da tanti, a quanto pare).
C’è di più di una voce fuori dal coro come lui (una voce che però non è stonata di per sé).
C’è di più di personaggio antipatico dal carattere “spigoloso” come è apparso lecitamente a molti.
Dietro Travaglio c’è di più. E ce lo spiega lucidamente l’editoriale di Barbara Spinelli sulla “Stampa” di oggi. A cui si deve l’aggettivo “spigoloso”, usato in un contesto che va citato compiutamente: il carattere di Travaglio “non è più spigoloso di altri astri giornalistici”.
Il caso Travaglio, secondo Barbara Spinelli, è sintomo della malattia (cronica) che affligge l’informazione italiana, e che consiste nel farsi “dettare l’agenda” dalla politica.

Un’informazione, mi permetto di aggiungere, che appare muta ma è sostanzialmente ventriloqua.
Ovvero, non parla collegandosi alla propria testa, ma muove la bocca secondo le parole pronunciate da altri.
Questo conformismo, aggiunge Barbara Spinelli, nasce dal fascino del potere, da quell’infantilismo di cui parla Eugenio Scalfari, per cui non soltanto i buoni vincono ma chi vince e buono.

Senza mancare di rispetto all’autorevolezza di Scalfari, proporrei di sostituire alla parola “infantilismo” della cultura politica, quella di “servilismo”.

La Storia è dovunque e sempre piena di storie di ladri puttane e spie che hanno preteso di reggere le pubbliche sorti di uno Stato.
Ma soltanto in Italia essi hanno avuto pure la pretesa di salire persino sulla gloria degli altari. (E’ l’antico problema del fatto storicamente provato che abbiamo avuto la Controriforma ma non la Riforma? Piccola deviazione, ci sono dei begli spiriti italici che di recente hanno imbrogliato le carte, sostenendo che la Controriforma va chiamata Riforma…)

Maledizione divina o marasma senile che sia, il presente stato della politica italiana, fa sorridere la nuova uscita di Adriano Celentano. Il quale ci conferma nell’opinione già antica, che di lui (personalmente) consideravamo ottime soltanto le esibizioni musicali, non quelle politiche.
Cele140x180 Il vecchio ragazzo della via Gluck scrive al direttore del “Corriere della Sera” per dire che “Silvio è cambiato”, e lui ci crede. Con l’aggiunta che il merito è anche di Veltroni…


Anche Eugenio Scalfari parla, nella sua “omelia” domenicale su “Repubblica”, della “ultima maschera del nuovo statista”. Molto importante è il passo dove avverte Veltroni: se Berlusconi non condivide, traducendoli in atti legislativi, i valori legalitari (brutta definizione che uso io per riassumere) del Pd, allora “il dialogo non potrebbe e non dovrebbe evidentemente aver luogo”.


Tortora01g


A proposito del carattere “spigoloso” di Travaglio (fatto già oggetto sui giornali di soffiate mirate a minarne la credibilità morale), oggi proprio sulla “Stampa” si parla di un altro carattere “spigoloso” (drammatiche coincidenze della Storia, o pura casualità?). In un doloroso articolo di Paolo Martini su Enzo Tortora a vent’anni dalla morte.

Spigoloso e solitario, il giornalista inventò sul finire degli anni Cinquanta la radio in diretta sui fatti del giorno (al secondo programma tra le 12.30 e le 13.30). Ma resta famoso per il suo “Portobello”, antologia premonitrice di tutta la televisione di oggi.
Paolo Martini rivela tre particolari inediti sulla vicenda che (dal 17 giugno 1983) drammaticamente segnò l’esistenza di questo giornalista e presentatore televisivo sino alla morte. Andate a leggere il suo articolo che, in pagina sulla “Stampa”, ha un occhiello che fa venire i brividi: “Quegli intrighi targati Dc”.

[Anno III, post n. 144 (521), © by Antonio Montanari 2008]

par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
ajouter un commentaire commentaires (0)    recommander
Samedi 17 mai 2008

Giammarco35_2 Ieri sera Emilio Fede in apertura del suo TG4 (nella foto una sua giornalista, Gabriella Giammarco, eletta alla Camera), tutto serio e mesto, a corredo del servizio sull'incontro Berlusconi-Veltroni, ha preso le sue precauzioni di igiene mentale a tutela del consumatore: "Vorrei ricordare ai telespettatori che governa chi ha vinto le elezioni". Come per allontanare ogni illusione degli sconfitti del Pd: non pensateci che possiate influenzare le scelte del capo. (La parola "capo" va letta abbassando lentamente la testa in avanti, in segno di deferenza verso il predetto.)

Grazie dottor Fede, per aver spiegato al popolo asino e bue che "governa chi ha vinto le elezioni". Ovviamente non si può aggiungere che un capo di governo può anche essere riconoscente al leader avversario che ha fatto di tutto per perdere  e favorendo inevitabilmente (tertium non datur) il vincitore. Che non ha vinto, ma trionfato.

Stamani mi ha rallegrato un titolo della "Stampa": "Quasi quasi difendo Travaglio", all'articolo di Lucia Annunziata. Che quel "quasi quasi" lo esclude laddove afferma: la critica (al "potere") ha un "ruolo fondamentale", indipendentemente dal fatto che il critico abbia torto o ragione.
Come si vede è un'affermazione molto "forte", rispetto all'attenuazione del titolo. Ancora più accesa l'altra affermazione di Lucia Annunziata: "La critica è un meccanismo necessario proprio in quanto violazione dell'ordine costituito".

Molto dolorosa la conclusione del pezzo: "Solo in Italia la leadership identifica il rispetto con l’unanimità di lodi, e la forza delle istituzioni con il silenzio che le circonda".

Travaglio Per dimostrare che "quasi quasi" Travaglio non potrebbe avere tutti i torti non nel contenuto delle cose che dice ma nel metodo che adopera, c'è una sua dichiarazione, riportata in un'altra pagina della "Stampa", l'intervista a Travaglio fatta da Sabelli Fioretti e pubblicata in volume.
Travaglio confida non di essere un pericoloso sovversivo di sinistra ma un ammiratore della "destra liberale" quella di "Cavour, Einaudi, De Gasperi, Montanelli. Tutti morti".

Ciò premesso e constatato, forse la popolarità di Travaglio sarà condivisa anche dal ceto moderato raziocinante, quello copernicano di cui parlavo in altra occasione.

[Anno III, post n. 143 (520), © by Antonio Montanari 2008]

 


Blog_petra Postilla politicamente scorretta ma autobiografica


Il problema dell'informazione, forse per una questione genetica che semmai racconterò in altre occasioni, mi appassiona, considerandola un modo, uno dei tanti, per "fare politica", ovvero partecipare alla vita del nostro Paese, per non lasciare questa stessa vita in monopolio ai politici.
I quali si trasformano sempre, volenti o nolenti, in una oligarchia che guarda dall'alto in basso i "semplici cittadini".

Per questo motivo mi sono interessato alla questione di Travaglio, non perché lui risulti simpatico o no, o perché io lo consideri un salvatore della Patria. Ma perché le questioni che tratta, riguardano noi tutti.
Dedico a questa postilla una pagina a parte in cui racconto appunto alcuni eventi personali legati al problema della libertà d'informazione.

[Anno III, post n. 144 (521), © by Antonio Montanari 2008]

 


 
Blog_petra

Pagina speciale

Nel 2001, l'ho già raccontato qui sopra, successe che certe dame seguaci del verbo proveniente da Arcore riuscissero a farmi togliere dall'elenco delle persone che tenevano conferenze storiche in un'associazione cattolica.
Da quel giorno, come scritto in precedenza qui sopra, "mi si è stretta attorno una cerchia di isolamento sanitario da «evitato speciale» per cui nel giornale a cui collaboravo, prima mi è stata tolta la sezione culturale, poi non mi hanno commissionato più le recensioni dei testi storici. Per cui (nel 2005) ho preferito abbandonare dopo quasi 25 anni di lavoro, per non avere altre beghe".

C'è nel mezzo un altro episodio che nel blog non mai ho narrato.
Nel 2003 avevo recensito un volumetto segnalando un errore della traduttrice che non si era accorta di un ablativo. Anziché scrivere: "da Dante era stata vista una brutta fanciulla", essa aveva dato al lettore questa frase: "Dante, tutt'altro che bello, vista una ragazza...".
L'editore del volumetto era anche mio editore (da lui non ho ricevuto neppure una lira per due libri miei che ha pubblicato), e ad una cena con la traduttrice aveva sentito discutere del sottoscritto con personaggio autorevole della realtà ecclesiale riminese da cui dipendeva il giornale a cui collaboravo (vedi sopra). L'editore non me lo disse subito, ma me lo confermò dopo che la traduttrice creò un tremendo casino con minaccia di querela per la mia recensione. L'editore giustificò il suo silenzio sostenendo che avrebbe voluto divertirsi.

Il personaggio autorevole era quello che poi disse che soltanto da lui e dalla sua "realtà" istituzionale sarebbe dipesa la trattazione dei temi culturali su quel giornale.

Orbene, se non si è liberi di criticare la traduzione di un testo, volete che si possa esserlo nel trattare di cose ben più drammatiche...?

Una postilla alla postilla. Da una persona obiettivamente vicina al personaggio autorevole è partita una "lettera anonima" contro il sottoscritto, pubblicata da un quotidiano della destra cattolica ed in difesa dell'Occidente, dicendo che era un "libello" che girava in città. Ma questo punto l'ho già trattato qui sopra nel post intitolato "Non siamo scemi".


Documenti sull'episodio del 2003.

par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
ajouter un commentaire commentaires (0)    recommander
Vendredi 16 mai 2008

Berlusconi_veltroni01g Da una vita, nei passaggi cruciali della nostra storia repubblicana, riecheggia una frase, "necessità delle riforme istituzionali".
Ormai è diventata come un riflesso condizionato, un tic nervoso, un comodo paravento dietro cui opera il fregolismo della nostra classe politica.
Che promette cambiamenti e innovazioni, e spesso si riduce ad obbedire all'andreottiano  motto: "Tirare a campare, è meglio che tirare le cuoia".

Si ha l'impressione (ovviamente del tutto infondata ed errata) che la parola riforme sia una specie di carota messa davanti al muso dell'asino, ovvero il popolo, il mitico popolo-bue.
Così con asino e bue si fa un bel presepe, ed al posto del bambinello ti trovi un attempato signore dai capelli tinti, davanti al quale oranti stanno una dolce signora ed un vecchietto, il padre putativo del neonato.

Nella scena di questi giorni l'interrogativo drammatico è: Veltroni figura meglio come Madonna o come san Giuseppe?

Il leader del Pd promette "convergenza sulle regole del gioco ma nessuna melassa sul piano programmatico".
Staremo a vedere. L'affermazione non aggiunge o toglie nulla ai dubbi. Per ora la carota funziona. Ma attento, on. Veltroni, perché chi sa usare la carota a volta la sostituisce con il bastone.

Le riforme istituzionali a cui pensa il partito più 'pesante' all'interno del governo, ovvero la Lega, vanno in senso totalmente contrario rispetto al Pd. E Bossi non è un tipo da scendere a patti. Quindi, chi dovrebbe cedere sarebbe proprio Veltroni.
Al quale suggeriamo (modestamente, come semplici cittadini) di fare attenzione a quanto la Spagna oggi dice di noi: la vice di Zapatero infatti ha accusato apertamente l'Italia di xenofobia.

L'Europa non pensa né alla melassa né alla convergenza sulle regole del gioco. Guarda ai fatti.
Non è una piccola differenza. L'Europa ha nel complesso una cultura che non apprezza né i cicisbei né i fregoli come invece noi italiani che ci attorcigliamo attorno alle belle parole ed ai concetti illusoriamente confusi ma promettenti.



Postilla maschilista, ma bipartisan.
Oltre che alle belle parole, la nostra classe politica rinnovata si abbandona ad ammirare le belle fanciulle salite al governo.Carfagna01
Il ministro Maria Rosaria Carfagna dichiara oggi di essere una pentita della tv e di essere stata salvata dalla politica.
Comunque, la tv serve e forse tra qualche anno avremo un'altra ministra nata dai teleschermi, come Melita Toniolo. Che sinora non si è pentita di quello che sta facendo nello spettacolo. Ed alla quale qualcuno, visti i precedenti attuali, garantirà un luminoso futuro.

Melitablu

[Anno III, post n. 142 (519), © by Antonio Montanari 2008]

par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
ajouter un commentaire commentaires (0)    recommander
Jeudi 15 mai 2008

Blogberlusconi Aria nuova in cucina, diceva uno slogan pubblicitario di molti anni fa.
Aria nuova in Italia, reclama Berlusconi: ne vuole "respirare a pieni polmoni".

Beh, che la chieda un signore che ha intossicato per un decennio il dibattito politico a forza di offese ai magistrati ed agli oppositori, finanche definendo "coglioni" i loro elettori, non è né un miracolo, né un aspetto inedito della Storia italiana.
E' il solito maledetto trasformismo italico, di chi gioca con le carte taroccate e vuol vincere la partita. La posta sul tavolo verde è questa volta il colle più alto della politica.

Il bello è che Veltroni è stato catturato nella "tela del ragno" (definizione di Di Pietro), per cui il cavaliere gli ha finalmente sorriso. Ed imitando l'imitatore Crozza, gli ha detto che "si può fare". Il "Bagaglino" approda come sistema retorico nelle aule parlamentari, evviva!
Sì, in politica tutto si può fare, e tutto si fa. Veltroni è riuscito a perdere le elezioni, ha rianimato un Berlusconi sfinito ("la resurrezione di Lazzaro", definizione di Travaglio), ha ridotto l'Italia ad un Paese in cui un capo-camorrista riscuote applausi dalla folla per aver fatto incendiare le baracche di una certa periferia meridionale...

Questo è il Paese reale. Un tempo gli esperti calcolavano la sua distanza da quello legale. Sembra che della legalità non freghi più nulla a nessuno, tranne che ad un signore che si chiama Antonio Di Pietro.
Dopo aver detto: "mi ha offerto di fare il Ministro dell'interno e non ho abboccato", nel suo intervento alla Camera Di Pietro ha aggiunto in mezzo a molte interruzioni:  "Noi conosciamo la sua storia personale e politica e conosciamo bene anche la sua storia... E soprattutto conosciamo bene la sua storia personale e giudiziaria e quella dei tanti...  Ma noi dell'Italia dei Valori conosciamo la storia anche dei suoi tanti dipendenti e sodali che si è portato in Parlamento con sé a titolo di ringraziamento per i favori e le omertà di cui si sono resi complici. Noi dell'Italia dei Valori conosciamo bene le sue bugie e la sua capacità di distorcere la verità dei fatti. Soprattutto conosciamo bene la tela sul controllo dell'informazione e sul sistema di disinformazione che ha messo in piedi. Soprattutto conosciamo la disinformazione che ha posto e ha fatto porre in essere per far credere che la colpa dei mali dell'Italia non sarebbe di chi li ha commessi ma di chi li ha scoperti.
Lei ha mentito a ripetizione nel corso della sua carriera politica e da ultimo ha fatto credere agli italiani di aver lasciato l'ultima volta il Governo con i conti in ordine, mentre invece ha truccato le carte fin quando l'Unione europea non l'ha scoperto e sanzionato, e quel povero Prodi si è dovuto far carico di far quadrare i conti e ne ha pagato le conseguenze".

Non si tratta, a questo punto di essere o meno d'accordo sulla linea politica di Di Pietro. Si tratta più semplicemente di fare la constatazione che l'unica voce alzatasi a ricordare "certe" cose, è stata la sua. Auguri, onorevole Di Pietro a lei ed a noi per il bene dell'Italia.

L'Italia reale è questa, l'Italia legale non è messa bene, l'Italia ideale, quella che "si può fare", è una ridicola messinscena con le battute da "Bagaglino", l'imitazione dell'imitatore, la perdita di identità politica dell'opposizione a cui si è offerta l'offa medicata per non farla abbaiare, come a Cerbero.

[Anno III, post n. 141 (518), © by Antonio Montanari 2008]

par antonio montanari publié dans : antoniomontanari
ajouter un commentaire commentaires (0)    recommander

Calendrier

Mai 2008
L M M J V S D
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 31  
<< < > >>

Recherche

Créer un blog sur over-blog.com - Contact - C.G.U. - Rémunération en droits d'auteur avec TF1 Network - Signaler un abus