"La croce non si appende, si carica sulle spalle". Parola di sacerdote, don Salvatore Resca di
Catania
Il commento più "vero" alla querelle della croce cristiana obbligatoria nelle classi e negli uffici pubblici, e
contestata da una sentenza europea, è giunto da parte di un sacerdote di Catania, don Salvatore Resca.
Lo ha fatto a Radio3 dopo la rassegna-stampa di "Prima Pagina", e lo si legge in una lettera pubblicata oggi da "Repubblica".
"La croce non si appende; i cristiani sanno che si carica sulle proprie spalle.... Il Vangelo è una cosa seria".
Don Salvatore si riferisce alle intenzioni del sovrintendente al teatro Bellini "che vuole esporre il crocifisso sulla facciata".
La risposta pacata, profondamente religiosa ed umana (Cristo era un uomo inchiodato su quel legno, che invocava Dio lamentandosi di essere stato da lui abbandonato), è il modo migliore per
mostrare l'inutilità di certe battaglie politiche sia da parte dei favorevoli sia da parte dei contrari.
Per questi ultimi vale il principio inascoltato che laicità è essere e lasciare liberi, in nome della tolleranza. Quando il principio punitivo di una norma di diritto è applicato contro qualcun
altro uguale a noi che non compie nulla di male (il reato), è una violenza mascherata che si fa chiamare legge.
Grazie don Salvatore, per la innocente saggezza delle sue parole.
[08.11.2009, anno IV, post n. 323 (1043), © by Antonio
Montanari 2009. Mail.]
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Grandi manovre vaticane per il dopo-Berlusconi, il Grande-Centro affidato a Casini, nonostante l'articolo di
Letta sull'Osservatore
L'Osservatore Romano di oggi 7 novembre fa presentare un volume-documentario sui viaggi del papa in Italia dal
sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta.
Gianni Letta, non potendo ambire alla nomina cardinalizia o alla cattedra di Pietro, è stato proposto da Berlusconi come suo candidato ideale per il Quirinale. Ultima conferma, nel libro di Bruno
Vespa: dove Letta è definito dal capo del governo come "il migliore in assoluto" tra tutti i candidati possibili.
Ma la Chiesa che ricorre a Letta sull'Osservatore per una recensione, è la stessa che in altri uffici ben più importanti e segreti non ama più tanto l'attuale capo del governo.
Ne l'Espresso uscito ieri, Marco Damilano scrive che in Vaticano il dopo-Berlusconi è già cominciato: "... tra la Curia e palazzo Grazioli non c'è più il calore di una volta".
Su questo sfondo si colloca razionalmente la scelta di Casini di correre da solo alle regionali della prossima primavera. Salvo "eccezioni". Ma ricordando che il Centro è identificato in
lui, dalle autorità ecclesiastiche d'Oltretevere.
Damilano chiude il suo pezzo accennando all'ipotesi che possa esserci "uno scioglimento traumatico del Parlamento" voluto da Berlusconi per avere elezioni anticipate. Ma tutto dipende dal
Quirinale, come si sa, finché c'è questa Costituzione. Napolitano resta l'osso duro del ventre molle della politica italiana di questi anni.
[07.11.2009, anno IV, post n. 322 (1042), © by Antonio
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Come eravamo noi, al "tempo del muro". Dalla guerra di Corea alla crisi di Cuba ed all'uccisione di
JFK
Per i 20 anni dalla caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989), possiamo leggere interessanti documentazioni e
analisi.
Bisognerebbe aggiungere a riflessioni così efficaci sul quadro europeo ed internazionale, anche alcune righe che, senza pretendere troppo, tentassero di raccontare "come eravamo" noi, al "tempo
del muro".
Tempo che non era allegro. Ovvero il dopoguerra, le tensioni mondiali che avevano ancora nome di guerra. La guerra di Corea. Poi ci fu la guerra fredda. L'equilibro del terrore atomico. La crisi
di Cuba, 15 ottobre 1962. E quando fu ucciso Kennedy, da noi era sera, il 22 novembre 1963, sembrò che il mondo intero crollasse sotto il peso catastrofico di una disfida militare globale.
Quella sera del 22 novembre 1963 il Tg della Rai interruppe le trasmissioni in segno di lutto, e come sottofondo al monoscopio partì un valzer viennese.
Quel "silenzio" è quasi un simbolo della vita del tempo. Pompa magna dell'ufficialità, nessuna informazione ai cittadini. Appunto un muro fra noi ed il Potere.
Oggi ci sono altri muri nel mondo, molti altri ne vorrebbero costruire anche da noi.
Per tutti vale quanto ha scritto il 5 novembre scorso, su "Repubblica", Joaquìn Navarro-Valls ricordando l'incontro fra Gorbaciov e papa Giovanni Paolo II "meno di un mese dopo il crollo del
muro": "Entrambi sapevano che la libertà è un rischio al quale non si può rinunciare mai".
Questo è l'unico rischio che dobbiamo, vogliamo correre.
[06.11.2009, anno IV, post n. 321 (1041), © by Antonio
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Lettera aperta al Ministro degli Interni. Uffici periferici ignorano anche la circolare del 15 settembre
scorso
Signor Ministro dell'Interno, ci sono uffici periferici del suo dicastero che ignorano certe normative
vigenti.
Caso concreto. Chi assume una badante straniera deve entro 48 ore denunciarne la presenza nella propria abitazione, in base all'art. 7 del D.lgs. 25 luglio 1998 n. 286 (che riproduco in calce) con una "Dichiarazione di ospitalità".
Orbene, in taluni uffici periferici si pretende invece la "Comunicazione di cessione del fabbricato" (di cui all'art. 12 DL 59/1978, convertito in legge 191/1978).
Tra la "Dichiarazione di ospitalità" e la "Comunicazione di cessione del fabbricato" passa una differenza che lei comprende, e che è grande come la catena delle Dolomiti.
Le segnalo tutto questo affinché lei possa provvedere a che i suo uffici conoscano ed applichino le leggi in vigore. Perché, nella fattispecie, una "Comunicazione di cessione del fabbricato"
potrebbe ledere interessi legittimi del datore di lavoro. Il quale invece deve dichiarare soltanto che in casa sua ospita con regolare contratto un lavoratore occupato come badante.
La "Dichiarazione di ospitalità ex art. 7, D.Lgs.
286/98 e successive modifiche" è citata nella circolare del Ministero
dell'Interno, 15.9.2009 n. 5714 ai Signori Questori. Circolare ovviamente archiviata, in quei certi uffici, e non comunicata al personale che opera agli sportelli.
Nella circolare si legge: <<Quanto alle modalità di presentazione della dichiarazione di cui trattasi nulla si dice nella legge, limitandosi soltanto a sancire l'obbligo per il datore di
lavoro di "darne comunicazione scritta, entro quarantotto ore, all'autorità di pubblica sicurezza">>.
Ecco l'art. 7 D.lgs. 25 luglio 1998 n. 286: "Chiunque, a qualsiasi titolo, dà alloggio ovvero ospita uno straniero o apolide, anche se parente o affine, ovvero cede allo stesso la proprietà
o il godimento di beni immobili, rustici o urbani, posti nel territorio dello Stato, è tenuto a darne comunicazione scritta, entro 48 ore, all'Autorità locale di pubblica sicurezza.
La comunicazione comprende, oltre alle generalità del denunciante, quelle dello straniero o apolide, gli estremi del passaporto o del documento di identificazione che lo riguardano, l'esatta
ubicazione dell'immobile ceduto o in cui la persona è alloggiata, ospitata o presta servizio ed il titolo per il quale la comunicazione è dovuta".
[04.11.2009, anno IV, post n. 320 (1040), © by Antonio
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Non solo Br, ma pure Gelli e P2, con "ricatto e disinformazione", ovvero un metodo ed una logica politica
molto attuali
Domani esce in libreria il volume che Benedetta Tobagi ha voluto dedicare al padre Walter, ucciso dalle Br
il 28 maggio 1980.
Il "CorSera" di stamani ne offre un capitolo in
anteprima. C'è un passo che dal 1980 riporta ai nostri giorni: "...intorno alla loggia P2 sembra vigere da sempre la consegna di minimizzare e riportare tutto al silenzio, al più
presto".
Segue una testimonianza del giudice istruttore Giuliano Turone: "C’è un metodo. La logica che guida Gelli nella costruzione del suo archivio è quella del ricatto e della disinformazione".
Turone si riferisce a questo episodio descritto da Benedetta Tobagi: nel marzo 1981, "... tra i pochi e selezionati documenti che il maestro venerabile aveva impacchettato per portarseli
via" (e ritrovati "dentro alla valigia sequestrata nella ditta Giole di Licio Gelli, a Castiglion Fibocchi, vicino ad Arezzo"), c'è anche il volantino di rivendicazione dei terroristi che hanno
ucciso suo padre.
"Stava in una busta sigillata con la dicitura, molto generica, <Rizzoli - lettera Brigate Rosse>, insieme ad altre cartelle selezionate di documenti riservatissimi, riguardanti tra le
altre cose i piani di ricapitalizzazione e riassetto proprietario del gruppo Rizzoli - Corriere della Sera, elaborati nei primi mesi del 1980 da Bruno Tassan Din con Licio Gelli e l’avvocato
Umberto Ortolani".
Ricatto e disinformazione sono due vocaboli ancora di stretta attualità.
La foto di Benedetta Tobagi è © CorSera.
[02.11.2009, anno IV, post n. 319 (1039), © by Antonio
Montanari 2009. Mail.]
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