Sì al multiculturalismo e no ai "mediocri che contano" di cui parla P. L. Celli al figlio, invitandolo a
lasciare l'Italia
Che cosa c'è di peggio della minaccia islamista? C'è "l'illusione multiculturalista". Parola di PG Battista sul
"Corrierone" di stamani.
La moderna civiltà europea nasce dall'idea multiculturale. Noi siamo poveri illusi a credere che dialogo confronto e convivenza fra culture diverse siano fattori necessari per evitare il
ripetersi dei drammi passati?
A proposito di illusioni. Pier Luigi Celli scrive al figlio una lettera aperta su "Repubblica", invitandolo ad andarsene dall'Italia.
Un carissimo amico me la segnala, trascrivendomene un brano con la premessa: "E' una frase che puoi ben condividere".
La condivido, purtroppo. Scrive Celli: l'Italia "è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza
chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza
capire perché".
L'amico che mi scrive: "E' una frase che puoi ben condividere", conosce a fondo certe mie disavventure dovute soltanto al fatto di aver lavorato da indipendente nel campo degli studi storici.
Di "mediocri che contano" ne ho conosciuti tanti. Mediocri e cretini, perché pur non essendo stato il sottoscritto in nessun momento in gara con loro, da loro ha ricevuto gesti subdoli,
condivisi da ruffiani e cortigiani di ogni risma e parrocchia.
Mediocri, cretini e soprattutto arroganti al punto di credersi al centro dell'universo.
L'ultima avventura è del mese scorso, quando hanno tentato di proscrivermi da un'associazione (privata) a cui sono iscritto, soltanto per ingraziarsi un consigliere che è uno di quei mediocri che
non vogliono veder altro che la propria ombra e soltanto agiscono subdolamente nel buio come i ladri di cui parla il Vangelo.
[30.11.2009, anno IV, post n. 344 (1064), © by Antonio
Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Opinione di Piero Ostellino. Ma il Pd ha compreso il progetto egemonico di Berlusconi? Letta ci fa
dubitare
Ultimo round, abbiamo
intitolato il post del 27 scorso. Ci riferivamo al tramonto della
democrazia italiana nata nel 1948. Ci conforta e conferma il parere moderato di Piero Ostellino sul "CorSera" di oggi: "... ci troviamo nel mezzo di una crisi che potrebbe avere conseguenze
devastanti per la nostra stessa democrazia".
Ma le premesse di Ostellino sono altre: lo "scontro di poteri" in corso in Italia "vuole sconfiggere Berlusconi come uomo politico o come proprietario di Mediaset?".
Verrebbe da sorridere, e dire: lasciamo la scelta allo stesso Berlusconi. Ma il fatto è che il presidente del Consiglio blocca il funzionamento della dialettica politica, proclamando di non voler
dialogare con "questa sinistra". Una "sinistra" che vede soltanto lui. Una sinistra che oggi, tramite Enrico Letta, intervistato dal "CorSera", offre al cavaliere una scialuppa di salvataggio
molto confortevole. Ovvero "cambiare strada", proponendo in Parlamento una riforma della Giustizia "nell'interesse dei cittadini".
Letta (Enrico) non ha ancora compreso il disegno egemonico di Berlusconi. Qualcuno glielo spieghi. Oppure legga quanto scrive oggi Barbara Spinelli sulla "Stampa": non si può sorvolare "sul fatto
che l’attuale presidente del Consiglio, volutamente ignorando la Costituzione, abbia separato il principio democratico e il principio di legalità fino al punto di annunciare: anche se fossi
condannato, resterei al mio posto perché sono un eletto del popolo".
[30.11.2009, anno IV, post n. 343 (1063), © by Antonio
Montanari 2009. Mail.]
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Dimanche 29 novembre 2009
Nonno ucciso all'assedio di Pavia, 1528. Fratello decapitato a Roma come brigante, 1587. Altro fratello fatto
trucidare da Cosimo de' Medici presso Famagosta, 1564. Gli aveva sedotto una figlia già promessa in sposa al duca di Ferrara e poi avvelenata dal padre.
Lui, Giacomo Malatesti vendica questo fratello, e poco dopo si sposa lietamente, 1565. E' nato a Firenze nel 1530. Diventa marchese di Roncofreddo e conte di Montiano, terre di Romagna. Fa il
soldato di ventura come tanti altri "signorotti" locali.
Ha ragione Anna Falcioni (che ha curato anche questo XXI volume della storia delle signorie malatestiane, per Bruno Ghigi Editore in Rimini): la partita politica si gioca ad alti livelli
"e la piccola nobiltà si presta soprattutto come forza mercenaria [...] ma è completamente tagliata fuori dalle decisioni che contano".
Nella presentazione di Anna Falcioni, rileggo con piacere le parole (1961) di Romolo Comandini che definisce Giacomo Malatesti "rappresentante tipico della Controriforma che familiarizza
con gli esponenti più in vista di quella singolare epoca", con "l'amore della fama, anzi della gloria che si può conseguire con la nobiltà delle opere".
Comandini è stato uno studioso che (in tempi non sospetti, direbbe un commentatore politico), ha aperto nuove piste sulla storia locale, facendone non un mondo lontano dagli
avvenimenti nazionali, ma anzi rivelandone agganci e collegamenti, con una sagacia critica che è sottolineata ancor oggi. Come dimostra la citazione da parte di Anna Falcioni.
E ciò conforta la memoria di chi come il sottoscritto fu in anni lontanissimi suo allievo di Scuola media, ricavandone un'impronta fondamentale nella propria esperienza umana e di studio.
Giorgio Bolognesi racconta tra le altre cose, nell'ampia sezione sulla vita politica e militare del Nostro, anche la partecipazione di Giacomo alla crociata contro i Turchi, e la sua
prigionia a Costantinopoli (1571): nudo, con i ceppi ai piedi, incatenato ad altri compagni di sventura.
A Paola Errani e Claudio Riva si deve la narrazione di una vicenda locale, la Compagnia delle Sacre Stimmate.
Gian Paolo Giuseppe Scharf esamina infine l'epistolario di Giacomo con i duchi di Urbino, concludendo che i legami con i potenti servivano al Malatesti "anche a sistemare la propria
famiglia all'interno della nobiltà".
Dalle lettere, conclude Scharf, si ricava come ormai l'ideale rinascimentale del gentiluomo fosse slegato dall'ambiente di corte.
A testimonianza di una crisi politica generale che ben si rispecchia nell'esperienza di Giacomo Malatesti.
Anna Falcioni, oltre ad aver curato tutti i volumi della storia delle signorie malatestiane, ha redatto
anche le seguenti voci per il "Dizionario Biografico degli Italiani" (ed. Treccani, Roma 2007):
Malatesta (de Malatestis) della Penna, pp. 66-68.
Malatesta da Verucchio, pp. 68-71.
Malatesta Paolo, pp. 101-103.
Malatesta Giovanni, pp. 53-56.
Malatesta Malatestino, pp. 71-74.
Malatesta Pandolfo I, pp. 84-87.
Malatesta Ferrantino, pp. 34-37.
Malatesta Antico detto Guastafamiglia, pp. 74-77.
Malatesta Leale, pp. 63-64.
Malatesta Galeotto, pp. 40-44.
Malatesta Ungaro, pp. 44-47.
Malatesta Pandolfo II, pp. 87-90.
Malatesta dei Sonetti, pp. 77-81.
Malatesta Galeazzo, pp. 37-40.
Malatesta Pandolfo, pp. 95-97.
Malatesta Carlo di Rimini, pp. 17-21.
Malatesta Carlo di Pesaro, pp. 21-23.
Malatesta Pandolfo III, pp. 90-95.
Malatesta Galeotto Belfiore, pp. 47-49.
Malatesta Galeotto Roberto, pp. 49-51.
Malatesta Sigismondo Pandolfo, pp. 107-114.
Malatesta Roberto, pp. 103-107.
Malatesta Pandolfo IV, pp. 97-101.
ALL'INDICE delle pagine storiche presenti su "RIMINI SI RACCONTA"
Par antonio montanari
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Vendredi 27 novembre 2009
Napolitano preoccupato, Berlusconi deciso ad ottenere l'immunità giudiziaria. Come tramonta la democrazia
nata nel 1948
Ha ragione il presidente Napolitano quando ammonisce: "L'interesse del Paese richiede che si fermi la spirale di
una crescente drammatizzazione, cui si sta assistendo, delle polemiche e delle tensioni non solo tra opposte parti politiche ma tra istituzioni investite di distinte responsabilità
costituzionali".
Ha ragione da vendere soprattutto quando osserva: "E' indispensabile che da tutte le parti venga uno sforzo di autocontrollo nelle dichiarazioni pubbliche...".
Ma ci sono anche le dichiarazioni private fatte filtrare sui giornali come inevitabili dichiarazioni "pubbliche". Quelle di chi, per dirla con Rosy Bindi, "continua a lanciare accuse di eversione
o a parlare di guerra civile".
Quindi la ragione di Napolitano si trasforma in un grave allarme che, per garanzia costituzionale, deve suonare equidistante fra le parti. Ma, si sa, nelle cose c'è una forma e c'è una
sostanza.
La forma è il messaggio di Napolitano, la sostanza sta nel commento di Rosy Bindi. In Italia abbiamo un premier che "continua a lanciare accuse di eversione o a parlare di guerra civile". E poi
fa smentire, come da vecchia pratica politica berlusconiana.
La situazione è in un vicolo cieco. Se non ottiene ciò che vuole, ovvero l'immunità giudiziaria con il "processo breve" od un lodo Alfano bis, Berlusconi tenterà di trasformare a suo vantaggio la
Costituzione.
Questo inquieta e preoccupa, e trasforma l'appello super partes di Napolitano nell'atto notarile da ultimo round di un tramonto della democrazia italiana nata nel 1948 che vedrà sorgere poi "un
uomo solo al comando".
"Niente può far cadere un governo che abbia in Parlamento la fiducia di una maggioranza coesa", sostiene oggi Napolitano.
Berlusconi lo sa, ma appunto per essere poi "un uomo solo al comando" vuole regolare conti interni ed esterni. Con Fini (oppositore mascherato secondo il cavaliere). E con il Pd che dovrebbe
svolgere il ruolo di oppositore istituzionale.
Ma il guaio è che dentro il Pd troppi aspettano di prendere il posto di Berlusconi, governando con Casini, Rutelli e tanti loro "amici" che ancora sono in casa dello stesso Pd.
Ecco perché l'appello super partes di Napolitano non è sufficiente. Occorre che sia il parlamento a discutere di queste cose, non bastano le prese di posizione autorevoli come quella di
Napolitano oggi, o le chiacchiere che finiscono poi nelle cronache dei quotidiani, prima di essere smentite dal capo del governo.
[27.11.2009, anno IV, post n. 342 (1062), © by Antonio
Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Cronista dei calzini stravaganti del giudice, è sotto "processo" all'Ordine dei giornalisti
Annalisa Spinoso è la cronista di Canale5 che ha commentato quel ridicolo filmato su di un giudice odiato dal
suo datore di lavoro, e colpevole (il giudice) di portare calzini non ispirandosi alle regole mondane dell'arbiter elegantiarum Carlo Rossella.
Annalisa Spinoso ha dovuto sottoporsi ad un procedimento disciplinare dell'Ordine dei giornalisti a cui appartiene, quello siciliano. Ne riferisce oggi "Repubblica", citando la sua autodifesa: le avevano chiesto un
"pezzo di colore".
All'Ordine non comprendono (la definizione "pezzo di colore" è fuori uso da tempo). La interrogano: "Di gossip?". Le ammette: "Di gossip".
Ecco una giovane cronista sballottata fra la richiesta di un "pezzo di colore" e la necessità di fare "gossip", ovvero sputtanare i calzini di un giudice inviso alla casa madre, e trarre spunto
da quei calzini per definire il giudice stesso affetto da "stravaganze": quella cronista merita compassione e perdono.
Ha agito in stato di necessità (mangiare sta minestra o saltar dalla finestra), e per questioni di età non sa che cos'è un "pezzo di colore", come d'altronde, a quanto pare, i suoi esaminatori
che virano il discorso sull'etichetta del "gossip".
Mezzo secolo fa, per fare un esempio, il giro d'Italia era seguito per il "Corrierone" da Ciro Verrati che faceva la cronaca sportiva vera e propria, e da Giovanni Mosca che trattava appunto il
"colore", raccontando con tanta poesia ed intelligenza l'Italia attraverso cui i pedalatori passavano.
Erano i tempi in cui la Rai mandava in onda verso le 20 una trasmissione dalla corsa della rosea "Gazzetta", intitolata "Senza freni". La cui redazione viaggiava sopra un pullmino che recava in
bella evidenza sul davanti il titolo della trasmissione.
Titolo che, equivocato nelle discese alpine, dagli spettatori plaudenti provocava spesso panico soprattutto tra le nonne. Che battevano le mani per Bartali, Coppi e Magni.
Altra Italia, quella del "colore" che non era il "gossip"? Mah, c'era già stato lo scandalo Montesi. Era un'Italia che guardava alle calze di seta delle "signorine", non a quelle di cotone di un
giudice che a buon diritto va dal barbiere vestito come gli pare.
Gentile Annalisa Spinoso, lei spera di lavorare per "Striscia la notizia" o "Le Iene". Auguri, la satira è bella ma difficile. Mica basta screditare un magistrato per i calzini che porta, e non
sono come quelli di Carlo Rossella. E poi i Rossella restano sempre a galla, gli altri come lei possono essere immolati sull'altare della dignità professionale. Per questo ci sono gli Ordini. I
pesci piccoli sono preda più facile per dare lezioni. Doppiamente auguri per la prossima sentenza dell'Ordine, nei suoi confronti. Diffidi di chi vuol fare screditare e di chi vuol giudicare.
[26.11.2009, anno IV, post n. 341 (1061), © by Antonio
Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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